Il pizzetto di Jo Bonnier

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Il pizzetto

di

Jo Bonnier

 

(148 giorni a Le Mans)

 

 

Col nome di Jo Bonnier non si ricorda semplicemente un paio di occhi chiari stagliati da un pizzetto geometrico che lo facevano riconoscere nella moltitudine dei box dagli altri, dalla gente.

Dal mondo.

Se oggi esiste la GPDA lo si deve a questo pilota svedese che fu il primo presidente fondatore del neonato sindacato piloti e il primo svedese a correre in Formula 1, capace di vincere anche una gara iridata nel ’59 con una BRM, tra le dune sabbiose di Zandvoort.

La sola vittoria svedese nel Circus, fin quando, 14 anni più ti tardi Peterson non si aggiudicherà il Gran Premio di Francia.

Ma chi era Bonnier?

Uno scappato di casa. Nel senso più vero del termine, da quando a 18 anni fugge dalla sua benestante famiglia (una delle più in vista del regno svedese)per trovare rifugio tra il rombo dei motori e la velocità delle vetture da competizione. In un’epoca in cui correre significa impugnare un volante, a prescindere dalla vettura con cui si gareggia. Ruote coperte, scoperte. Nessuna differenza. E Jo tra i tornanti delle Madonie della Targa Florio è un maestro capace di aggiudicarsi due edizioni  della classica siciliana nel ’60 e ’63, una 12 Ore di Sebring nel ’62 e una 1000 Km del Nurburgring insieme a Graham Hill nell’66 sull’avveniristica Chapparal 2D di Jim Hall. Ci sarà pure tempo nel ‘71 per fare coppia  proprio con Peterson, vincendo la 1000  Km di Barcellona, in una sorta d’ideale e simbolico passaggio d’eredità, tra piloti da corsa svedesi.

A Le Mans sfiora la gloria, la tocca per un attimo nel ’64 insieme a Graham Hill, arrivando secondo con la Ferrari 330 P affidata alla cure della Maranello Concessionaries del colonnello Hoare. Via così, senza più ripetersi fino alle prime luci di un’alba di giugno con una Lola T280 Ford. Dentro una rimonta furiosamente impossibile.

È il 1972.

Volare in mezzo agli alberi.

Per suo padre, sarebbe stata solo una questione genetica.

Per Bonnier era tempo di scappare un’altra volta.

Lassù, nell’alto dei cieli , tra Mulsanne e Arnage.

Pizzetto da corsa.

Senza pensieri.

 

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