Il nome “Flavio Scorpo”

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Il nome

"Flavio Scorpo"

 

 

 

 

“O Roma, io sono Scorpo, gloria del tuo circo rumoroso, l’oggetto del tuo applauso, il tuo favorito sia pure di breve durata. L’invidiosa Lachesi, quando mi interruppe nel mio ventisettesimo anno, mi giudicò vecchio considerando forse il numero delle mie vittorie”.

 

Così Marziale racconta la morte del più famoso auriga della Roma antica.

Quando un pilota oggi sale in abitacolo, sta compiendo il medesimo rituale di un auriga  prima ch’entrasse con la sua biga nel Circo Massimo.

Indossare il proprio elmo. Come Flavio Scorpo.

“Panem et circenses”.

Oggi come allora dopo quasi duemila anni di storia nulla è cambiato. Nella Roma Imperiale la corsa delle bighe sono promessa di redenzione e libertà. Tenere un carro e quattro cavalli nella propria mano, con le redini che ti avvinghiano il corpo a far da unico elemento tra la biga  e gli animali e tu, schiavo e ancor di più uomo in mezzo. Consapevole equilibrio tra vittoria e sconfitta.

Tra la vita e la morte.

Schiavi. Solo essi possono correre nel Circo.  Flavio, ispanico di nascita,nelle corse vede la propria occasione di riscatto e un futuro da tramandare ai posteri. Il cuore di Roma non batte certo al Senato ma al Colosseo e sulla sabbia del Circo Massimo. Conquistare metri ogni volta su quel terreno significa conquistare il cuore del popolo romano e le sue viscere.

E un passo spedito verso l’agognata libertà .

Quindici sacchi d’oro vale una sua vittoria, mentre Marziale per i suoi versi si rammarica di essere retribuito dal suo Imperatore con cento monete di piombo, l’equivalente di pochi sesterzi. A quel punto la schiavitù è solo un amaro ricordo, la ricchezza uno status symbol, la libertà un fatto acquisito.

Da liberto continua a correre  nel circo. Una deroga concessagli dall’Imperatore in nome della sua immensa popolarità.  Domiziano lo teme. Come ne teme lo straripante consenso popolare nei “ludi romani”. È un uomo libero ora. Il suo istinto da conducente  ha reso ben diverso, il sapore di quelle vittorie.

2048 i successi a lui ascrivibili, quando a soli 27 anni la sua vita nel Circo precocemente s’interrompe. Le lapidi dei nobili romani per l’eternità lo riporteranno sulle loro tombe.

Flavius Scorpius.

Il padre di ogni pilota con un volante in mano, tra la buona e cattiva sorte concessa dal Dio delle Corse.

E della velocità.

O Roma...

 

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