Il miracolo Di Resta

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Il miracolo Di Resta

 

 “Scusi, se la sente?”

Quel giorno a Budapest nel 2017 devono essere letteralmente fischiate le orecchie a Paul di Resta. Dentro. Come neanche Giovinazzi, come nemmeno un  Zunino qualsiasi quarant’anni fa. O come Hulkenberg in tempi più recenti ci ha abituato nei suoi dentro fuori con Racing Point e Aston Martin. Quel giorno all’Hungaroring lo scozzese non svolge nemmeno le libere. Tant’è. Ma lui se ne frega bellamente. Quattro anni senza vedere una Formula 1, dieci giri in tutto l’anno come terzo pilota Williams. Ed un microfono di Sky U.K. da commentatore televisivo  in mano, che non vale l’abitacolo della Fw40. Diciannovesimo tempo e quel gene dell’improvvisazione chiaramente italiano nel cognome che porta come per i suoi cugini. Dario e Marino Franchitti. Scozzesi (come Paul) col tricolore dipinto sul casco.

“Scusi lei, se la sente?”

Yes. Certo.

Di Resta presente.

Bravissimo.

E poi, dicevamo.

Servirebbe un imprevisto. Come a Monopoli.

Vincere a Le Mans nel 2020 continuando a tenere un microfono in mano non è mica cosa da tutti.

E poi, in futuro, ci sarebbe da mettersi al volante della Peugeot 9×8. Un’astronave giunta dal pianeta automobile.

Magari questa volta, per vincere  sulla Sarthe la classifica assoluta.

Miracoli di un pilota in passato a un passo dalla Scuderia Ferrari. Mica poco, per un uomo pronto ad adattarsi agli imprevisti della propria carriera.Da scozzese volante, nel cielo delle corse.

Auguri Paul.   

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