Il Leone d’Ungheria

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Il Leone d’Ungheria

 

 

Ve la faccio molto breve.

Qua non c’entrano pecore o Leoni Mansueti.

O meglio…

Certe vittorie come vuoi nominarle…

Poesia da corsa?

E non era nemmeno un mercoledì da Leoni… Liturgia agonistica impone che i Gran Premi si disputino la domenica.

Al solito.

Trent’anni dopo tra calabroni relativisti, pecore e Mansueti leoni c’è solo l’imbarazzo della scelta in questa sorta di Zoo da corsa simbolico e virtuale. Quando Mansell vince a Budapest partendo dalla sesta fila, dopo aver beccato in prova l’eternità di due secondi e passa dal poleman Patrese, l’immaginazione non trova molto altro spazio nel raccontarsi se non cercando di fare buon viso a cattivo gioco.

Niente da fare.

Cosa vuoi pensare…che vinca proprio Nigel su di un kartodromo prestato alla Formula 1?

 Senza pause, allunghi per possibili sorpassi. Rimane soltanto quello piccolo particolare che contraddistingue Mansell per essere anch’egli un appartenente a quell’esclusivo  Club di piloti oramai estinto, per mancanza di legittimi membri appartenenti.

“Vola lo stesso perché non lo sa.”

Funziona, anzi.. funzionava così in una certa Formula 1 in cui la sensibilità del pilota era ancora merce preziosa da mettere in mostra al mercato delle virtù, senza telemetria da terabyte di dati al secondo.

Assetto da gara e una macchina che non tradisca in affidabilità.

Strano.

Per essere uno che ha sempre maltrattato la meccanica oltremodo, quel giorno la sua Ferrari gira sul binario di Budapest con regolarità impressionante. Passato Senna la testa della gara è cosa acquisita. Manca la classica ciliegina sulla torta dopo uno spettacolo che a farti assopire sotto l’ombrellone ferragostano non ci pensa minimamente. Giro veloce della gara.  A undici tornate dal termine. Senza un motivo apparente che giustificasse la necessità di quella prestazione velocistica  a cose fatte, quando oramai più nessuno in quel preciso momento della gara poteva mettere in discussione la leadership del Mansueto e baffuto felino inglese.

Gli viene facile. Ecco il segreto.

Gomme perfette.

A fine gara.

Senza aver compiuto nessuna sosta.

Vallo a trovare oggi uno così.

Come il  Leone d’Ungheria.

Quel giorno a Budapest.

 

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