Il lamento della Ferrari

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Il lamento della Ferrari

 

 

Le mie, sono reminiscenze operistiche.

Che credete.

Il lamento di Federico a Silverstone.

Quasi.

Il lamento della Ferrari. Tra dichiarazioni presidenziali, impropri paragoni col mondo calcistico e il palese sospetto che il GP2 engine di Alonso potrebbe essere l’espressione più attinente all’attuale quadro tecnico proposto dalla SF1000.

Metti anche che di due sessioni di libere Vettel ne abbia potuto usufruire grossomodo per nemmeno la metà di una di esse. Metti anche che Leclerc (al solito) con un assetto piuttosto scarico ribadiva sulla simulazione di gara la tendenza a divorare gomma come fosse pervaso da irrefrenabile appetito pneumatico, accentuato da un innegabile sottosterzo cronico. Hai voglia a coltivare speranzielle da quarto tempo in griglia di un venerdì di prove libere.

Quando pure alla dolce Mara scappa detto che questa macchina in curva è inguardabile.

No, non è il caso di buttarsi giù.

Anche se consapevolmente,  arrivando a domenica potrebbe anche essere molto peggio di così.

È la solita storia di questa Ferrari.

E qualcuno nel bene o male, dovrà pur raccontarla.

Senza addormentarsi.

Per il troppo dolore percepito. 

 

P.S.

Quando i piloti mostrano il loro lato umano da persone normali, sono sempre dei vincenti. Auguri Checo.

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