Il decollo di Winkelhoch

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Il decollo di Winkelhoch

 

 

1980.

“Hai fatto le foto, vero?”

La freddezza del mestiere di pilota da corsa.

Un battesimo del volo se volete… Può darsi che quel giorno, terra e aria non abbiano fatto distinzioni nell’accogliere un loro figlio veloce, tra un paio d’ali e un alettone piegato sulla March di Manfred, che favorì quell’improvviso volo verso il cielo tedesco del circuito del Nürburgring.

Nemmeno il luogo, sugli oltre 22 km della Nordschleife per quel manifesto stacco da terra fu affatto casuale.

Flugplatz.

Ovverosia, letteralmente tradotto dal tedesco: “campo di volo”.

Distinzioni letterarie che alla barcollante visiera del casco di Manfred dopo un simile e innaturale giro della morte aereo poco potevano interessare.

Eppure Manfred, uscito con le sue gambe dai freschi rottami della propria March domanda a un fotografo nei paraggi.

“Hai fatto le foto vero?”

Come un operaio, attento al proprio lavoro, lui, che in certo senso operaio delle corse lo fu per buona parte della propria breve  vita essendo stato un valente meccanico. Un meraviglioso operaio con l’innato talento per la velocità, a raccogliere in Formula 1 l’eredità tedesca di un certo Von Trips senza averne  la nobiltà, ma con altrettanta  profonda dignità.

Così, fa un certo effetto. Pensare al resto. E, a come ogni cosa sia improvvisamente finita.

Come a un caduto sul lavoro, improvvisamente scomparso, in cerca di fortuna in un Nuovo Mondo, un altro campionato, quello Endurance delle gare di durata.

Consapevole com’era che più di quello la Formula 1 non potesse davvero offrirgli, più di quella sola gara all’Estoril con la Brabham di Teo Fabi in Portogallo.

Fa un certo effetto.

Pensare a quell’agosto dell’85  e la sua Porsche 962 che non decolla, ma parte direttamente per la tangente contro il muro di contenimento del circuito di Mosport, dopo aver perso insieme a Surer oltre un’ora ai box per un contatto dello svizzero nei primi giri di quella 1000 Km.

“Hai fatto le foto vero?”

Quel giorno non avvenne nessun scatto a immortalare quel suo nuovo mancato volo. 

Quella impossibile ultima corsa, di un operaio della velocità, come Manfred Winkeloch da Waiblingen appassionatamente.

Continuava ad essere.

 

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