Ickx e Le Mans

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Ickx e Le Mans

 

 

Vi sono gesti, che possono cambiare le cose, proprio come accadde  più di 50 anni fa con Jackie Ickx. Era il ’69. Per l’ultima volta nella storia della corsa francese si sarebbe partiti con le vetture a spina di pesce e i piloti allineati sul lato opposto della carreggiata, pronti a correre verso gli abitacoli dei propri bolidi.

Ickx no.

A quello scatto Jacky decide di non partecipare in segno di protesta. Attraversa la pista passeggiando con tutta calma. Passi lunghi e ben distesi, allacciandosi quelle cinture che i suoi colleghi stringeranno al primo rifornimento. Accende il motore e parte. Ultimo in fondo al gruppo, incurante del resto del plotone davanti a lui, già lanciato a tutta velocità. Ickx quella 24 Ore la vincerà. Gli bastano 120 metri di vantaggio (una delle vittorie dal distacco più contenuto che si ricordi sulla Sarthe) per avere ragione della Porsche 907 di Larrousse ed Hermann.

Vince. La prima di sei 24 Ore per Monsieur Le Mans, mentre John Woolfe  in quella stessa corsa perirà in un incidente  al primo giro, pilotando una Porsche 917 ancora acerba. Vince, con la stesso identico esemplare di  GT 40 MK I portato al successo 9 mesi prima da Bianchi-Rodriguez , per l’altra edizione della 24 Ore cdisputatasi a settembre come nel 2020.

Una vita.

Per una cintura non usata.

Non sarà più così. Da allora più nessuno correrà con le proprie gambe al via per entrare in abitacolo. Qualcosa grazie a Jacky era cambiato per sempre.

Un “sogno” in corsa.

Storie crudeli e meravigliose allo stesso tempo. Storie di vite.

Appese a un lampo di velocità.

Il primo.

Per un corsa lunga 24 ore consecutive.

 

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