Ian Scheckter, spettatore involontario

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Ian Scheckter, spettatore involontario

 

 

Spettatore.

Del tutto involontario.

Che differenze però tra fratelli.

Cinque anni di più e non proprio lo stesso destino, seppur il piede destro sia altrettanto ruvido e consistente nella guida.

Insomma, difficile capire come Jody sia poi diventato campione del mondo Ferrari e Ian abbia invece corso una sola stagione completa in Formula 1 con un kit March pressoché standard. Peculiarità della famiglia Scheckter. Per due destini praticamente opposti.

Nei fatti a 30 anni compiuti, Ian riesce finalmente (sulla carta) a essere parte a tempo pieno della grande famiglia del Circus. Casualità. In quel 1977 salta proprio la gara di casa. Quel Gran Premio del Sudafrica disputato già tre volte senza alcun risultato di rilievo. Motivo? Un infortunio alle gambe gli impedisce di prendere parte proprio alla gara di casa. Assiste alla conquista del secondo posto da parte di Jody alla guida della Wolf. La squadra rivelazione del campionato.

E poi Ian vede altro.

Vede Van Vuuren, un giovane commissario di pista volare alto nel cielo. E vede Pryce finire la sua corsa in fondo al rettilineo d’arrivo.

Per sempre.

Cose che capitano al tempo. In Giappone le autorità preposte non lo fanno entrare nel paese, per via di una risoluzione delle Nazioni Unite che vieta la partecipazione degli atleti sudafricani a gare internazionali. Suo fratello Jody può gareggiare, in virtù del doppio passaporto britannico.

Ancora una volta spettatore.

Dell’epico volo di Gilles sul retrotreno della P34 di Peterson.

Ancora una volta spettatore. Di una tragedia niente affatto annunciata.

Ponendo per sempre la parola fine.

Alla sua avventura nel Circus.

 

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