I santi di Hamilton

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I santi di Hamilton

 

Ho come l’impressione che siano state esaudite in pista le preghiere di qualcuno.

Invocava, invocava Hamilton il corpo a corpo con le nuove generazioni, a dare valore alla sua corona di Re della foresta. Per ora con Verstappen gli è riuscito di tenerlo con bada.

Con Carletto invece…

È andata diversamente…finendo lungo a Monza in prima variante dopo un assaggio alla Roggia da bandiera bianca e nera ( E chissà quanti ricordino simile bandiera. Temo alcuni ne abbiano ignorato fino all’altro giorno perfino l’esistenza…) imposta al pilota monegasco.

Questa volta per Lewis nessun epilogo vetteliano di canadese memoria, tra escursioni di Leclerc e possibili mancate penalizzazioni invocate da sottintesi team radio in casa Mercedes.

Niente di tutto ciò.

Hamilton ha perso una battaglia, non certo la guerra.

Sfiga…

Per una volta gli ha detto male. Addirittura malissimo, per come lui desideri essere assoluto dominatore.

Sempre.

Ora, non credo succederà nuovamente quest’anno di rivedere così a stretto contatto in lotta per la vittoria, la guida  di questi due piloti.

Va a finire che quel granello di polvere che ho sempre pensato potesse inceppare il perfetto meccanismo di Stevenage sia in realtà una scheggia diamantifera.

Pura e impazzita.

Nata a Maranello.

Lo scopriremo solo vivendo.

Quando i tempi saranno maturi. Per una Ferrari campione del mondo.

Il tempo in cui anche Hamilton dovrà cominciare a rivolgersi a qualche santo in Paradiso.

Oltre che alla sua amata radio.

In abitacolo.

 

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