I pennarelli di Alonso

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I pennarelli di Alonso

 

 

L’anno prima invece quell’ultimo podio di Alonso in carriera colto a Budapest, il Prode Fernando è al quarto anno della propria era ferrarista e l’Ungheria lo lascia nuovamente con l’ennesimo pugno di mosche in mano.

Qualcosa improvvisamente si è rotto a Maranello, tra l’asturiano e il Cavallino.

Improvvisamente… mica tanto. Da Silverstone e un test cui Alonso non ha voluto prendere parte, preferendo lavorare col fidato Stella a Maranello cova altro, sotto la cenere ferrarista. O forse, a ben guardare col senno di poi qualcosa s’incrinò neanche troppo nascostamente dopo la notte di Abu Dhabi, passata a vivisezionare gli scarichi della vettura Petrov con assidua pervicacia.

Com’è come non è Fernando sbotta, come andasse incontro a un mulino a vento con l’unico intento di ghermirlo e ridurlo semplicemente in briciole.

C’entra un regalo per il suo compleanno, dove chiede nei giorni dell’Hungaroring di poter avere  “la macchina degli altri”. C’entra che da 4 anni la Ferrari non è al livello dell’astronave Red Bull e pure la Mercedes si permettere di accennare segnali di vittoria già espressi da Stoccarda a Monaco con la vittoria di Rosberg e ribaditi in Ungheria da Hamilton, con buona pace di Pirelli e 1000 km che altri non avevano pensato di poter percorrere in una due giorni con vettura anonima e senza sponsor a Barcellona.

C’è un po’ tutto questo. E il fatto in fin dei conti di non fidarsi più totalmente della gente di Maranello.  Quei pennarelli che servono a disegnare la vettura con cui Fernando corre e di cui non è assolutamente soddisfatto sono la pietra della discordia di quanto stia avvenendo nel box della Rossa. A Maranello c’è gente pagata per fare questo… come lui deve pensare ( per sua stessa ammissione)  a guidare al massimo.

Montezemolo richiama squadra e pilota all’ordine.

Non servirà a molto nel cercare di contendere l’ennesimo titolo alla Red Bull di Vettel. La F138 non varrà la RB 9 di Seb.

Budapest fu solo un accenno, di quanto Spa e Monza dolorosamente confermarono per Alonso, “tra un geni e scemi” imperturbabilmente lungo la curva del Serraglio, nel pieno dello svolgimento della qualifica brianzola.

Era solo il prosieguo di quella lunga discordia ungherese e di quei suoi pennarelli, pagati  a Maranello.

Gp2 engine…

No, quello domani. E un compleanno.

Per i suoi 40 anni.  

I pennarelli di Alonso

 

 

L’anno prima invece quell’ultimo podio di Alonso in carriera colto a Budapest, il Prode Fernando è al quarto anno della propria era ferrarista e l’Ungheria lo lascia nuovamente con l’ennesimo pugno di mosche in mano.

Qualcosa improvvisamente si è rotto a Maranello, tra l’asturiano e il Cavallino.

Improvvisamente… mica tanto. Da Silverstone e un test cui Alonso non ha voluto prendere parte, preferendo lavorare col fidato Stella a Maranello cova altro, sotto la cenere ferrarista. O forse, a ben guardare col senno di poi qualcosa s’incrinò neanche troppo nascostamente dopo la notte di Abu Dhabi, passata a vivisezionare gli scarichi della vettura Petrov con assidua pervicacia.

Com’è come non è Fernando sbotta, come andasse incontro a un mulino a vento con l’unico intento di ghermirlo e ridurlo semplicemente in briciole.

C’entra un regalo per il suo compleanno, dove chiede nei giorni dell’Hungaroring di poter avere  “la macchina degli altri”. C’entra che da 4 anni la Ferrari non è al livello dell’astronave Red Bull e pure la Mercedes si permettere di accennare segnali di vittoria già espressi da Stoccarda a Monaco con la vittoria di Rosberg e ribaditi in Ungheria da Hamilton, con buona pace di Pirelli e 1000 km che altri non avevano pensato di poter percorrere in una due giorni con vettura anonima e senza sponsor a Barcellona.

C’è un po’ tutto questo. E il fatto in fin dei conti di non fidarsi più totalmente della gente di Maranello.  Quei pennarelli che servono a disegnare la vettura con cui Fernando corre e di cui non è assolutamente soddisfatto sono la pietra della discordia di quanto stia avvenendo nel box della Rossa. A Maranello c’è gente pagata per fare questo… come lui deve pensare ( per sua stessa ammissione)  a guidare al massimo.

Montezemolo richiama squadra e pilota all’ordine.

Non servirà a molto nel cercare di contendere l’ennesimo titolo alla Red Bull di Vettel. La F138 non varrà la RB 9 di Seb.

Budapest fu solo un accenno, di quanto Spa e Monza dolorosamente confermarono per Alonso, “tra un geni e scemi” imperturbabilmente lungo la curva del Serraglio, nel pieno dello svolgimento della qualifica brianzola.

Era solo il prosieguo di quella lunga discordia ungherese e di quei suoi pennarelli, pagati  a Maranello.

Gp2 engine…

No, quello domani. E un compleanno.

Per i suoi 40 anni.  

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