Frank Williams e la Yamaha di Paolo Tordi

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FRANK WILLIAMS

E

LA YAMAHA

DI

PAOLO TORDI

 

Il mio silenzio domenicale dalle pagine di Sinfonia è stato più che giustificato.

Partecipare alla prima edizione della manifestazione “Rombi di Romagna” in una soleggiata mattinata di festa (perché in Romagna c’è sempre il sole…anche quando piove) è stata l’occasione per passare una giornata diversa. A stretto contatto con quella passionale realtà che permette di celebrare i campioni del mondo quanto gli acclamati piloti delle due e quattro ruote.

La Romagna.“ E mutòr”.Anarchia e libertà. Per una terra che nemmeno il papa è mai riuscito del tutto a sottomettere. A Forlimpopoli ritrovo un amico come Michele Mambelli (voce in pista del Ferrari Challenge) e il filo lontano di una storia solo apparentemente dimenticata ma bellissima.Tra Mik e Vasco (il mio personalissimo pusher di modellini…) è come se mi accompagnassero davanti al Santo Graal della manifestazione. Nel cortile della rocca forlimpopolese il Motoclub Paolo Tordi ha allestito il suo stand.

“Vai vai. Fatti raccontare da Luciano chi fosse Paolo.”

L’incedere delle parole di Vasco non mi lascia scampo. Pur essendo romagnolo, di due ruote ne so molto poco (perdonate lo so…che ci volete fare). Non oltre i fondamentali. Ma la Yamaha 350 davanti ai miei occhi è bellissima. Bianca e rossa nei colori classici di Iwata. Direttamente dagli anni ’70 in tutto il suo fulgido splendore e uno stato dell’arte conservativo a dir poco impeccabile. Al mio fianco Michele è l’abile passepartout della situazione. Quando la passione diventa racconto autentico nelle parole di chi abbia vissuto, letteralmente pervaso dalle  proprie emozioni un motociclista, piuttosto che un pilota di automobili. Per Michele  rivolgere la parola a Luciano Zavalloni non significa semplicemente avvicinare il presidente del club cesenate dedicato a Paolo Tordi, ma qualcosa di più. Nel reimpossessarsi di quella amicizia mai sopita, a colpi liturgici di polso e piede destro.

La Yamaha 350 “Cantilever” di Paolo Tordi esposta alla prima edizione della manifestazione “Rombi di Romagna” tenutasi a Forlimpopoli il 27-28 novembre.

“ La moto di Paolo che vedete qui è la stessa del Mugello e della sua ultima gara. L’ultima di quelle sue nove corse disputate in due mesi, girando col suo Fiat 238 in tutta Europa. Ovunque ci fosse da correre. A quel Gran Premio delle Nazioni Paolo era arrivato stremato, al punto che suo padre per una volta lo fece dormire la sera prima della corsa su di un letto vero. Una consuetudine che veniva a interrompersi tra Paolo e la sua moto, per un rituale che veniva a ripetersi a ogni corsa e quel giorno non avvenne. Prima di una gara Tordi non voleva vedere nessuno. Quel giorno il padre lo accompagnò sullo schieramento. Paolo per rassicurarlo gli disse quelle sue ultime parole che sono rimaste anche il suo ultimo pensiero pronunciato in vita. “Babbo stai tranquillo.” E poi via per i tornanti del Mugello fino alle Biondetti e una rete fatta di pali con l’anima in rovere, potenzialmente letali quanto protettivi a seconda di come vi sbattevi contro. Come successo a Paolo finendovi in mezzo attaccato per la pedivella della suo moto. Ha dato tutto al motociclismo. E quando non aveva più nulla da dare a quella moto per cui avrebbe dato la vita, la moto l’ha preso con sé. Fino a rivederlo seduto senza vita nel suo furgone. Come aveva sempre fatto alla vigilia di ogni corsa.

D’istinto penso a Senna e a come andò quel giorno a Imola. Un rituale che veniva a infrangersi, a giustificare il capolinea nella vita di un pilota.

Nelle parole di Luciano leggo una rara commozione. Bella e unica come la sua emozione nel ricordo perpetuo di Paolo.

Torno a casa, portando nel cuore una storia che meriterebbe ben altro che queste poche righe. Frank Williams è scomparso, con la sua vita carica di allori e titoli iridati.

Coincidenze.

Cui non ho mai creduto.

Fino in fondo.

Grazie, Luciano.

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