E poi…il 9 Maggio

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E poi…il 9 maggio

 

E poi il 9 maggio.

Zolder e il Belgio.Come un Gran Premio cancellato. Nella memoria di tutti quanti. Che nessuno ricorda. Che in pochi hanno forse visto. E che in ancora meno, vogliano continuare a ricordare.

Watson con la McLaren che vince davanti alla Williams di Rosberg. Niki terzo con l’altra McLaren squalificato, perché sottopeso. Tutto crudelmente uguale a se stesso per una guerra tra FISA e FOCA ai colpi di coda, senza una Ferrari in pista che ha semplicemente deciso di abbassare la saracinesca del proprio garage per tornare a casa.

Lo sguardo di Paolino, il meccanico.

Dentro un casco vuoto senza più alcuna anima. I loro occhi, come facevano sempre in quel rapporto tutto loro, e loro soltanto. L’intesa, visiera giù, uscita box.

Ritorno.

Centinaia di volte. In un rituale consolidato a ogni corsa.

Ma quella volta al box non torna nessuno.

A Paolino rimane nel cuore la rabbia negli occhi del suo pilota. Solo buio, dentro un casco vuoto e inanimato.

Una domenica senza corse.

Brutto segno. Tornare a casa prima del tempo. Se poi ti chiama il capo…

“Cos’è successo a Zolder?”

Sempre quella la voce. Inconfondibile. Profonda e stentorea.

Paolino racconta. Non dà colpe. Non attribuisce responsabilità o esprime giudizi. Racconta. Da consumato pittore dell’anima.

Del capo ha visto le lacrime. Quanto basta per non aggiungere altro dolore al dolore. Solo guardare il pavimento. Come fosse in quel momento il miglior amico possibile.

Paolino rammenta. Dentro il casco, uno sguardo .

Era il 9 maggio.

Ora Villeneuve non c’era davvero più.

 

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