E’ cambiato il Simun?

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E’ CAMBIATO

IL

SIMUN?

 

 

Qatar.

Recita un proverbio arabo: “Se il tuo vicino ti odia, sposta la porta della tua casa”.

Probabilmente è quello che ha pensato Max sulla griglia di partenza del GP della penisola araba. Ha spostato la sua “porta” da un’altra parte. In realtà è la FIA che l’ha spostata. Come dire. Cambiano i fattori ma non il risultato. E con la penalità dell’olandese per l’ennesima volta si ha la sensazione di essere di fronte alla svolta decisiva di un mondiale. Anzi due, se ci mettiamo anche quello costruttori.  Titoli giocati stillando da qualsiasi parte ogni possibile punto. Cercando di trarre vantaggio da qualsiasi occasione si presenti, compresa quella di mettere le gomme rosse negli ultimi 2 giri per recuperare il punto assegnato dal giro veloce. Ma ormai questa è un’abitudine consolidata da qualche gara a questa parte.

Quanto emerso però da questo GP è che, oltre al vento del deserto sia cambiato anche quello delle classifiche e con esse l’inerzia del mondiale, che oscilla come un pendolo gara dopo gara.

La Mercedes vista all’opera negli ultimi 2 GP è ben altra cosa rispetto a quella osservata fino a 15 giorni fa. Sul perché potremmo spendere le prossime 2 settimane che ci porteranno in Arabia Saudita. Dal deserto al deserto. In pratica, una sorta di Parigi-Dakar della F1. Ma come già detto disponiamo solo di illazioni, impressioni e dichiarazioni ma (cosa molto più importante) non di dati.

Sta di fatto che la sensazione avuta ieri è quella di un Hamilton che ,con la porta del vicino spostata, abbia vinto senza alcun patema d’animo. E anche la gara di Max è stata una sorta di rassegnata rincorsa al secondo posto senza nemmeno pensare di poter insidiare l’inglese, sebbene non fosse poi cosi lontano, se è vero che in alcune fasi di gara il distacco tra i 2 fosse sceso anche sotto i 4 secondi. Si vedeva a occhio come Hamilton stesse gestendo la situazione a suo piacimento. Una gara stile  “bei tempi” ( per l’inglese) direi. Come se la Mercedes fosse tornata ad avere quella predominanza di motore che è stata il marchio di fabbrica delle Frecce d’Argento dell’ultimo lustro e più. Unico brivido le continue forature finali che hanno spinto i 2 leader a non rischiare nulla, aggiungendo al loro piano di gara una sosta non prevista.

Fossi in Verstappen cercherei di mettere il dito nella questione , oltre che nell’ala Mercedes. Ala che continua a essere sotto osservazione ma, con una federazione che impiega 1 giorno per accorgersi delle bandiere gialle in prova dobbiamo attenderci  che:  o tutto si concluderà con un non “further action” o con una decisione al primo Gp del 2022….

Vedremo tra beghe legali , ricorsi e contro ricorsi, proteste e difese, che piega prenderà questo mondiale, che sta rischiando di essere deciso più fuori che dentro la pista.

Per quanto riguarda il GP degli altri potrei fare un copia incolla delle ultime corse, a eccezione di Fernando Alonso, il quale sferrando una prova old style è riuscito a portare sul podio l’Alpine. Il team francese magari è meno costante degli altri (Ferrari e Mclaren in primis) ma quando trova la pista giusta arriva sempre nei paraggi del podio, con l’acuto della vittoria di Budapest da mettersi all’occhiello. Woking e Maranello, ormai per calcolare i distacchi hanno sostituito il cronometro e il GPS col calendario, rischiando in pista un doppio-doppiaggio, scongiurato solo dalle soste aggiuntive della ditta Max& Lewis. Inutile ripetersi sull’importanza di questi corse (speriamo sia vero!) legate alla futuribilità del progetto Ferrari 2022.

Adesso, come detto  “la porta di casa” si sposta dal circuito di Losail a quello di Jeddah.

Su quali ali soffierà ora il Simun?

 

Sergio Mapelli

 

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