Balestre e la pace dei “Coraggiosi”

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Balestre

e

la pace dei “Coraggiosi”

 

 

 

Budapest 1991.

L’ètat c’est moui.

Lo stato sono io.

Che per la Formula 1 di inizio anni’90 è la chiara immagine del potere assolutistico sportivo dell’allora  presidente FISA, Jean Marie Balestre, senza dimenticare chi nel frattempo detenesse a pieno titolo i cordoni della borsa dell’intero Circus, ovvero il suo antagonista (solo sulla carta…)in FOCA: Bernie Ecclestone.

Il presidente.

Le Président.

E quello scomodissimo passato da nazista militante che danzava nell’armadio dei propri scheletri come la “Dans macabre” di Saint Saëns. Un teatro anatomico su di un passato a dir poco inenarrabile. Tutto francese e tutto vero. Matricola 10.248 Ersatzkommnado Waffen SS. Un irriducibile. Come quella sua reazionaria presidenza.

Ai limiti del dispotismo.

Altro che lo stato sono io. Un ghigno feroce. Sotto un paio di occultanti occhiali di sole. Nulla a che vedere con altre lenti protettive indossate altrove e con ben altro stile, come per quel carisma sui cui Balestre spesso e volentieri incespica, al cospetto dei piloti che si ritrova a governare in pista.

Non è semplice tenere testa a Senna e Prost e al loro aspro confronto. Nel dopogara di Hockenheim il francese l’ha giurata al brasiliano: alla prossima occasione lo butto fuori. Ayrton dal canto suo è un osso duro, come Jean Marie ha potuto più volte sperimentare anche i quei giorni tedeschi durante i briefing coi piloti. C’è più carisma in un’unghia del pilota di San Paolo che in tutta la figura del presidente della FISA.

Il problema però è un altro. Balestre in Germania è vittima del “fuoco amico” del Professore, il quale non si capacita di come la federazione multi per delle inezie Suzuki e Gugelmin, senza invece prendere provvedimento alcuno nei confronti di Senna e la sua guida oltre i limiti. Tutto si poteva, tranne tirare in ballo l’imparzialità di “Le Président”.

Giunti in Ungheria succede proprio questo. L’etat c’est muoi e queste escalation durante il proprio regno al Presidentissimo non garbano affatto. Questa pace s’ha da fare. Ora e subito. Implicitamente chiede una mano al Professore nel cercare di smorzare le acque prima del tempo, in modo defilato silenzioso.

“Non mi pare di aver cominciato le ostilità.”

L’unica sibillina risposta che ottiene dal francese della Ferrari. Jean Marie non va troppo per il sottile. Sospensione di una gara per Prost semplicemente per avere criticato la linea di condotta della FISA e reprimenda per Senna, a seguito del comportamento tenuto ad Hockenheim dal brasiliano.

Ma tutto questo per il presidente FISA non è assolutamente sufficiente.

Vuole una pace vera, con tanto di stretta di mano, come avviene tra i due rivali sotto il tendone dell’hospitality della ELF e sotto gli occhi di uno sciame di fotografi senza precedenti che attraversa il paddock ungherese come uno sciame impazzito.

“La pace dei coraggiosi.”

Non come a Monza l’anno prima. Una farsa a breve smascherata dalla realtà.

Nella sostanza, nulla era cambiato tra i due. Ma Balestre aveva ottenuto quello che voleva, nel cercare di salvare non solo le apparenze di quella Formula 1, alle prese con una rivalità senza quartiere sui circuiti di mezzo mondo.

L’ètat c’est muoi.

Lo stato sono io.

Nonostante tutto e tutti.

Come la vigilia di quel Gran Premio d’Ungheria ebbe a testimoniare.

 

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