Baku: il 10 e il 90

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Baku: il 10 e il 90

 

“La vita é per il 10% cosa ti accade e per il 90% come reagisci”

Credo che il racconto degli ultimi 4 GP della Ferrari sia riassunto in questa frase  del pastore texano Charles R. Swindoll.

Siamo dunque al punto in cui il riferimento dei tifosi ferraristi ha bruscamente virato dal quello tecnico a quello evangelico?

Spero di no. Credo di no. Quello che credo invece è che in queste gare stia emergendo la differenza tra 2 squadre, anzi allargherei l’analisi,  tra le 2 strutture sportive in toto, che negli ultimi anni hanno vissuto in contesti agonistici estremamente diversi. La RB arriva da stagioni in cui si è “allenata” a combattere contro un avversario probabilmente più forte di lei. E questo ha spinto il team di Milton Keynes ad alzare l’asticella delle sue prestazioni. In pista e fuori. La sua capacità (che storicamente è sempre stata eccelsa) di reagire alle situazioni sia in ambito di sviluppo della vettura che delle strategie in gara sono da tempo riconosciute. Come disse Einstein ,”quando la mente supera determinati livelli poi non retrocede più.” E a quanto si vede sembrano parole vere. La Ferrari invece arriva da alcune stagioni in cui ha potuto programmare senza patemi, (visti i risultati in pista…) la F1-75. Una condizione ottimale, ma che non ha per nulla allenato a reagire in tempi brevi e con decisioni tempestive. In pista e a Maranello. Un atteggiamento mentale che rischia di essere fatale per la vittoria finale. Ammesso che non lo sia già stato. Occorre però in momenti come questi non perdere la testa e mantenere dritta la barra della barca col Cavallino stampigliato sulla prua. Occorre più che mai mettere a frutto questa stagione sia per tornare a essere un team da mondiale sia in ambito prettamente tecnico che organizzativo. Più nello specifico è palese che esistono dei seri problemi di affidabilità che sono emersi a partire da Barcellona. Le PU che nei primi 3 GP sembrava essere il punto di forza della Ferrari e quello debole della RB improvvisamente hanno cambiato segno. Da più a meno e viceversa. Sta di fatto che Verstappen e il team di Horner hanno preso il largo forti della doppietta odierna che i motori Ferrari gli hanno offerto su in vassoio d’argento. Binotto parla di problemi “strutturali” il che non è mai bello in generale e lo è ancor meno quando tra meno di 7 giorni devi ridiscendere in pista  su un altro circuito che presenta un rettilineo molto lungo. Prepariamoci a una Ferrari sulla difensiva. Non possono permettersi un’altra Waterloo , e quindi in lotta per il terzo posto. Come già detto speriamo  che a Maranello siano rapidi a invertire la tendenza e che le eventuali modifiche al motore, (causa affidabilità), non incontrino  il diktat di qualche burocrate FIA, che sui progetti Ferrari ha sempre occhi aperti, a differenza del “talpismo” assoluto sulle ali che flettono della RB. Probabilmente quando si tratta di ali, Marko e soci godono di favoritismi “da statuto”.

Insomma vizi di forma e forme…

La cronaca del GP in pratica è celata nel racconto delle questioni tecniche ferririste, con la Rossa che al solito illude al sabato per poi deludere il giorno della gara. Dopo una partenza ancora non all’altezza ( ma la Ferrari non ha la miglior trazione del lotto?) e un inizio gara problematico in cui le RB avevano un miglior passo, arrivano anche inesorabili come tasse i due ritiri che aprono le porte della vittoria comoda ai rivali.  Passate 24 ore a vedere la mitica Le Mans, dopo 20 minuti di GP ero già “disoccupato”. Magie del motor sport. Quindi dicevo, primi 2 posti alla RB e dietro a loro le Mercedes, che balzellon balzelloni arrivano al traguardo in terza e quarta posizione.

Insomma, adesso abbiamo visto tutti quanto possa essere oltremisura pesante la tragica  maestosità sportiva  del 10% delle cose che capitano. Adesso aspettiamo tutti l’orgogliosa, stimolante risposta del 90% dedicato alla reazione.

Che dovrà essere lucida, tempestiva ed efficace.

Da Ferrari in lotta per il titolo.

Lo meritiamo. Lo vogliamo.

Sergio Mapelli

 

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