Austin, quando gli occhi parlano più delle parole

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AUSTIN,

QUANDO GLI OCCHI PARLANO PIU’ DELLE PAROLE

 

 

Che sia stata un’occasione persa per Hamilton e per la Mercedes lo diceva il body Language del pilota inglese  ma soprattutto, per come i suoi occhi non abbiano fatto nulla per nasconderlo.

Delusione già.

Delusione per aver perso una gara dopo aver azzeccato la partenza, che di questi tempi spesso è sintomo di vittoria. Delusione perché delle 6 ultime gare di questo campionato, Austin era la vera pista pro Mercedes, ed uscirne con 6 punti persi nel mondiale piloti e 14 nel mondiale costruttori non aiuta di certo. Intendiamoci, non è un colpo da ko, perché le gare mancanti al termine sono ancora molte , ma un bel gancio allo stomaco di quelli che tolgono il respiro per qualche secondo e che i giudici si segnano sul taccuino dei sì. Il campione vacilla e la sua cintura sembra pronta per cambiare padrone ma  guai pensare di aver vinto soprattutto quest’anno coi vari  problemi di affidabilità che potrebbero condizionare il finale di stagione. Della gara sono 3 i momenti che ritengo determinanti.

Primo.

La partenza, con Hamilton che sorprende Verstappen soverchiando in pochi metri i pronostici sul vincitore.

Secondo.

 Il primo pit Red Bull, in concomitanza alla scelta Mercedes di ritardare il cambio, che ha permesso all’olandese di superare e distaccare a suon di ottimi giri il suo rivale. È in questa fase che Verstappen ha costruito la sua vittoria perché ha saputo implementare in modo costante questo vantaggio senza distruggere le sue gomme. E questo ci porta al terzo momento.

Terzo.

La rimonta di Hamilton contenuta senza affanno e (soprattutto) senza errori da Max, che negli ultimi giri ha potuto difendersi aumentando il suo ritmo. Cosa possibile proprio grazie alla grande gestione delle gomme fatta durante la fase centrale del Gp mettendolo in condizione di portare  in porto una grande vittoria. Vittoria meritata, (come abbiamo detto nella presentazione del Gp) esplicitatante il fatto che anche in USA,  il favorito della vigilia( questa era un pista Mercedes) quasi mai vince in questa stagione.  Ecco perché in Red Bull farebbero bene a non dormire sugli allori visto che nelle prossime 5 gare sono loro i “favoriti”.

Anche la Ferrari ha soverchiato i pronostici della vigilia facendo con McLaren quello che Red Bull ha fatto con Mercedes. Per quest’anno sono queste le gioie di cui si può godere a Maranello land. Rincuorano i costanti progressi fatti e gli ottimi riscontri che si stanno avendo dalle nuove componenti che si stanno mettendo in macchina in proiezione 2022 . Componenti che poi saranno congelate da regolamento e quindi dovranno essere al top sin dall’inizio. Ferrari non deve sprecare il vantaggio di correre il 2021 preparando il 2022. Per il resto nelle retrovie nulla di clamoroso sul quale vale la pena soffermarsi, a parte il doppio ritiro Alpine. Quindi? Quindi nulla è deciso ma se dovessi scegliere preferirei sentirmi come Verstappen oggi e non solo per la vittoria e per i punti. Perché se è vero come si  dice che i punti a volte non si contano ma si “pesano” beh allora questi sono molto, molto  pesanti. Sull’onda dell’invasione di pubblico finale ,( giudicate voi quanto opportuna), si va tutti in Messico portati sulle teste dei fans come rockers saltati dal palco. In Red Bull si aspettano e si augurano una sorta di replica del gp di Olanda, all’inizio solo sugli spalti col tricolore al posto dell’arancio, e poi magari anche in pista. Alla Ferrari invece toccherà dimostrare che, come dichiarato, delle ultime 6 gare era quella di Austin a preoccupare di più. Fosse veramente così, magari in Messico potremmo divertirci ancora.

E allora… Que viva Mexico!

Sergio Mapelli

 

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