Alboreto e una vittoria olimpica

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Alboreto

e

una vittoria olimpica

 

 

Et voilà.

Come nei moderni ribaltoni mi sento di raccontare l’epica della vittoria a tutti costi. Si accende la lampadina su Alboreto, probabilmente sul più “olimpico” (visto che siamo in periodo…) dei piloti che abbia mai visto correre coi miei occhi ed il rito della rimembranza mi parte spontaneo.

Michele è stato quel primo amore che non si scorda mai, che ti lascia ricordi indelebili nel cuore e nell’anima. Sono trascorsi trentasei anni dalla sua ultima e probabilmente più bella vittoria in Formula 1.

Sul nuovo circuito del Nürburgring il 4 agosto del 1985 si disputa il Gran Premio di Germania. La Ferrari 156/85 è alle prese col dilemma turbine. Dopo la positiva trasferta nordamericana Francia e Gran Bretagna hanno acceso il campanello d’allarme al Cavallino. Manca la prestazione, se non mettendo a rischio un’affidabilità già di per sé precaria paragonata soprattutto agli odierni standard esecutivi.

Alboreto nel tentativo di mettere a punto nuovi particolari del motore utilizza l’intera giornata di venerdì in un mero lavoro di collaudo e messa punto, tanto da sacrificare anche l’ora di prove ufficiali ( al tempo la griglia di partenza era determinata dai migliori tempi ottenuti dai piloti entro due sessioni di qualifica, disputatesi il venerdì ed il sabato pomeriggio)

Sta di fatto che Michele ottiene un ottavo tempo che al sabato non può migliorare causa maltempo. Quarta fila al via. Ma quello che avvenne dopo il semaforo rosso è da annali della Formula1. Alboreto alla prima curva è quarto. Le gomme anteriori fumano pesantemente. Con una staccata oltre il limite  passa il compagno di squadra Johansson in prima fila ( con sportellata da antologia…) issandosi prepotentemente al terzo posto subito dopo la prima curva.

Il ritiro di Senna lo porta in seconda posizione. Per 40 giri Alboreto s’incolla agli scarichi di Rosberg, fino a quando il sorpasso su Keke è il frutto di un’infilata da brivido, appoggiando la posteriore sinistra della sua Ferrari, alla posteriore destra della Williams prima dell’arrivo. Ma c’è un problema. Anzi due. Di quelli seri. La bancata di sinistra proprio alla medesima curva fuma in modo vistoso minacciando una rottura da un momento all’altro. In più per tutta la gara Alain Prost è stata la sua ombra, prima in compagnia di De Angelis, poi da solo. Si capisce chiaramente quanto la sua McLaren sia più veloce della Ferrari di Michele. Ciononostante passare Alboreto è un’impresa più facile a dirsi che a farsi, tanto da obbligare Prost sempre alla stessa curva a uno spettacolare testacoda causa freni.

Mancano nove giri al traguardo.

Per Alboreto si tratta di amministrare fino alla bandiera a scacchi, per una vittoria frutto della volontà di un pilota che guidò sopra i problemi della vettura.

Fossimo stati alle Olimpiadi si sarebbe trattato di un’impossibile medaglia d’oro.

Ancora oggi.

Per Michele Alboreto.

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