A un anno da Interlagos

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A un anno

da Interlagos

 

 

Dodici mesi.

O trecentosessantacinque giorni.

Scegliete voi l’unità di misura che più vi aggrada.

Si fa presto a dimenticare anche il passato prossimo. O quello recente. Però vedete, se uno rammenta il 17 novembre di un anno fa dovrebbe aggiungere un bel nodo al fazzoletto, con una buona dose d’imbarazzo e tutto il resto.

Quando cominciano le chine discendenti, i momenti down che fanno riflettere sul presente e quel poco che ne derivi in termini di risultati.

Rammentiamo quindi. Come Verstappen già in terra d’America fu causticamente acido nell’affermare con olandese protervia e protestante certezza religiosa, che la Ferrari non combinasse più nulla di buono perché aveva smesso di barare. Alè. Piazzata lì come una bomba carta allo stadio. Vettel che rompe una sospensione e Leclerc che litiga con le gomme per l’intero Gran Premio. Arriva il Brasile e Verstappen vince con tanto di pole al sabato ottenuta davanti proprio a Vettel:

"Non è tanto la velocità delle Red Bull che ha sorpreso oggi - ha detto Vettel - è che lo siano state sul rettilineo". E questo è un po' sospetto..."

Alè. Altra Molotov tirata lì. In mezzo a un corteo in protesta.

E poi arriva domenica, con l’allegro panino tra Vettel e Leclerc.

Colpa sua. No tua. Loro, nostra, vostra. Non sarebbe bastati tutti gli aggettivi possessivi di questo mondo a dirimere la questione.

Altro imbarazzo, da aggiungere al pregresso.

Dodici mesi più tardi Vettel è promesso all’Aston Martin. La Ferrari si ritrova nel pieno di una rifondazione che ripartirà proprio dal motore. Attualmente Il più povero di cavalli tra le  4 PU circolanti nel Circus.

E Verstappen ?

Già Verstappen.

Di sicuro non diventerà il più giovane campione del mondo in Formula 1, come Marko, ha sempre auspicato e sperato.

Il marketing non è la realtà. Maledetta lei e chi la impone alle supreme e vitree volontà…

Ci vuol poco a dire l’anno scorso. Ma sembra già un’eternità. Quando nulla al vertice è minimamente cambiato. Perché nulla davvero cambi. Quel giorno in Brasile è successo anche questo. Senza poi chiedersi atleticamente cosa sarebbe accaduto.

Un anno più tardi.

 

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