2017, il Brasile di Hamilton

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2017, IL BRASILE

DI

HAMILTON

 

 

Gran Premio del Brasile.

Cosa permettersi.

E cosa, no.

Bel dilemma per il Re Nero.

Cose nuove, cui forse doversi improvvisamente  e repentinamente abituare. Un Re Nero. Anche se, non del tutto nudo. Almeno non come lo fu altrettanto improvvisamente nel 2017, arrivato a Interlagos da neo campione del mondo per la quarta volta.

Dominate FP1 e  FP2, col compagno di squadra Bottas che in FP3 gli rimane davanti per appena tre millesimi, senza dar comunque l’idea di poter essere un problema per la qualifica pomeridiana, annichilendo quel che resta di una Ferrari a vetteliana trazione tedesca destituita di ogni possibile autorità iridata.

Sembra una pole facile per Hamilton.

Qualcosa di già scritto, anche se contro le barriere della Ferradura al primo tentativo in Q1.

Nemmeno un giro percorso.

E la sola certezza la domenica di dover partire dal fondo dello schieramento se non dalla corsia box, come effettivamente avvenne.

Un indolore mea culpa del Re Nero.

Un Re, nient’affatto nudo.

Come forse, appare oggi.

Umano sovrano.

Con sette corone.

Della velocità.

 

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