200 volte Minardi

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200 volte Minardi

 

 

In Belgio si riparte.

O forse (come indica la spia del mio cervello sempre accesa …) in fondo in fondo, almeno col pensiero, di correre non si smette mai.

Sarà bello ricominciare. Essere al Minardi Day il prossimo fine settimana in vostra compagnia, mentre a Spa riprenderà la contesa di un mondiale apparentemente segnato dal dominio Red Bull, con buona pace (in corso d’opera) delle attuali disavventure ferrariste.

Qualcosa al riguardo dovevo inventarmi. Una magia. Alla mago Oronzo se volete. Senza però avere alcun stuzzicadenti in bocca. E soprattutto senza “imporre” nessuna mano a chicchessia. Elegante incantesimo della ricorrenza, tra Eau Rouge-Radillon. Così. Come un piccolo ricordo ante litteram, di ciò che un giorno sarebbe stato nei box di Imola per un intero weekend.

Alla vigilia del Gran Premio del Belgio del ’97 Gian Carlo Minardi taglia il traguardo delle 200 presenze in Formula 1 col suo team. Anni duri. Durissimi. Senza vedere l’ombra di un punto iridato per quattro anni. Dal Gran Premio d’Australia dal ’95 fino al Gran Premio d’Europa del ’99 al Nürburgring, per mano di Marc Gené ( proprio lui, l’attuale commentatore Sky).

Eppure.

Eppure Gian Carlo non molla. Non ancora. Non quel giorno tra le Ardenne, nonostante non si abbiano voci in capitolo con cui argomentare la scarsa competitività della M197 in pista. Più di ogni altra cosa al mondo conta esserci. A costo di cedere, la proprietà stessa della propria creatura alle facoltose tasche di Briatore prima che inizi la stagione. Pur rimanendo presidente all’interno dell’organigramma del team.

Esserci. Anche se il V8 Hart non spinge come dovrebbe, povero di cavalli com’è. Credendo potesse arrivare un motore Mugen Honda che non giungerà mai. Esserci, sebbene Katayama e Marques non garantiscano altro che qualche buona sponsorizzazione per terminare il campionato senza troppe preoccupazioni di ordine finanziario,(nonostante qualche botto di troppo, specie del giapponese…) una volta che Briatore, a seguito dell’incidente di Panis in Canada ha dirottato dal Gran Premio di Francia il talento di Trulli sulla più competitiva Prost (ex Ligier).

No.

Quel giorno il Belgio non riserverà alcuna gioia a Gian Carlo, pur descrivendo pienamente, come disse Ferrari, quella passione che si può solo vivere.

200 volte Minardi.

Il resto è Imola. In cui ogni anno passa la storia. Delle corse in automobile.

 

200 volte Minardi

 

 

In Belgio si riparte.

O forse (come indica la spia del mio cervello sempre accesa …) in fondo in fondo, almeno col pensiero, di correre non si smette mai.

Sarà bello ricominciare. Essere al Minardi Day il prossimo fine settimana in vostra compagnia, mentre a Spa riprenderà la contesa di un mondiale apparentemente segnato dal dominio Red Bull, con buona pace (in corso d’opera) delle attuali disavventure ferrariste.

Qualcosa al riguardo dovevo inventarmi. Una magia. Alla mago Oronzo se volete. Senza però avere alcun stuzzicadenti in bocca. E soprattutto senza “imporre” nessuna mano a chicchessia. Elegante incantesimo della ricorrenza, tra Eau Rouge-Radillon. Così. Come un piccolo ricordo ante litteram, di ciò che un giorno sarebbe stato nei box di Imola per un intero weekend.

Alla vigilia del Gran Premio del Belgio del ’97 Gian Carlo Minardi taglia il traguardo delle 200 presenze in Formula 1 col suo team. Anni duri. Durissimi. Senza vedere l’ombra di un punto iridato per quattro anni. Dal Gran Premio d’Australia dal ’95 fino al Gran Premio d’Europa del ’99 al Nürburgring, per mano di Marc Gené ( proprio lui, l’attuale commentatore Sky).

Eppure.

Eppure Gian Carlo non molla. Non ancora. Non quel giorno tra le Ardenne, nonostante non si abbiano voci in capitolo con cui argomentare la scarsa competitività della M197 in pista. Più di ogni altra cosa al mondo conta esserci. A costo di cedere, la proprietà stessa della propria creatura alle facoltose tasche di Briatore prima che inizi la stagione. Pur rimanendo presidente all’interno dell’organigramma del team.

Esserci. Anche se il V8 Hart non spinge come dovrebbe, povero di cavalli com’è. Credendo potesse arrivare un motore Mugen Honda che non giungerà mai. Esserci, sebbene Katayama e Marques non garantiscano altro che qualche buona sponsorizzazione per terminare il campionato senza troppe preoccupazioni di ordine finanziario,(nonostante qualche botto di troppo, specie del giapponese…) una volta che Briatore, a seguito dell’incidente di Panis in Canada ha dirottato dal Gran Premio di Francia il talento di Trulli sulla più competitiva Prost (ex Ligier).

No.

Quel giorno il Belgio non riserverà alcuna gioia a Gian Carlo, pur descrivendo pienamente, come disse Ferrari, quella passione che si può solo vivere.

200 volte Minardi.

Il resto è Imola. In cui ogni anno passa la storia. Delle corse in automobile.

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