“Strakka Racing”

HEADER-TITOLO-BLOG-senza-foto

“Strakka Racing”

 

(194 giorni a Le Mans)

Casco giallo blu, a bordo di una barchetta Acura.

Pam.

Macchie in contrasto.

Macchie di colore.

Per una squadra tutta inglese.

“Strakka Racing”.

Un nome che dovrebbe raccontare giornate interminabili. Spesso, anzi, solitamente trascorse solo in compagnia dei propri piedi. Lungo il circuito e le sue pieghe interminabili.

Il contrasto è tutto. Il cromatismo di una storia. Una storia per un colore. A raccontare gli altri e tutti gli altri. La libertà, la voglia di competere. Il limite da superare, ma non varcare.

Ma cosa effettivamente racconti questo nome, così dissonante e apparentemente distante dal mondo delle corse, resta un possibile mistero glorioso celato da un velo delle gare Endurance.

Il coraggio di un atleta ferito come Nick Laventis, che da sciatore con la schiena spezzata dal dolore ha deciso di fare altro nella vita, fondando una squadra corse con cui vincere a Le Mans nel 2010.

Libero, incorruttibile.

Indipendente.

Danny Watts, alla guida della sua barchetta Acura ARX-01 (2016)

“Strakka Racing”.

E la storia di Jonny Kane. Quando per la prima volta nella storia del WEC una macchina categoria LMP2 vince a livello assoluto una competizione Endurance. Succede alla 1000 km dell’Hungaroring di quello stesso anno.

E poi c’è lui.

Il pilota ritratto nella foto. Coi colori dell’Oxford United sul casco. Danny Watts non corre più. Ha tenuto dentro di sé per tutta la carriera un segreto pesantissimo, nel correre contro i pregiudizi di un mondo virile e maschilista. Watts Rende pubblica la propria omosessualità soltanto all’atto del ritiro, dal mondo delle corse.  

Come il nome di una squadra corse potesse raccontare tutto questo… È solo vita. Sul filo della passione.

Danny, Johnny e Nick.

Tre piloti. Ma sembrano soltanto tre amici inglesi. Bentley Boys del nuovo millennio. Senza avere una Bentley con cui correre e senza essere boys. Senza avere sulla carrozzeria della propria vettura quel verde racing, caratteristico dei piloti della “Union Jack”.

Uomini. Che per una vita hanno corso insieme.

La storia di “Strakka Racing” e le sue macchie di colore.

Inno universale alla vita.

Sull’asfalto di Le Mans.

logo sinfonia motore almanacco

logo sinfonia motore almanacco

RIPRODUZIONE VIETATA anche parziale senza il consenso scritto dell’autore
SinfoniaMotore – Tutti i diritti riservati. All rights reserved.

 

Una donna per un pilota: Alain De Cadenet

HEADER-TITOLO-BLOG-senza-foto

Un pilota per una donna:

Alain De Cadenet

 

 

(195 giorni a Le Mans)

 

Se una donna ti lascia, è perché reputi di aver trovato di meglio nella vita.

Ad Alain, giovane e bellissimo ragazzo inglese di origini francesi succede proprio questo. Più della sua avvenenza poté il coraggio, di chi ogni domenica infilava tuta e casco per mettersi alla guida di un auto da corsa. La sua altrettanto meravigliosa fidanzata lo pianta in asso a Brands Hatch per un pilota.

Ma cos’ha questa gente che io non possa dimostrare di avere?

Una spasmodica ricerca della bellezza, che andasse oltre le sue fotografie sulla “Swinging London” dell’epoca. Un motivo per cambiare vita, cercando di acquisire ciò che altri avevano già a corredo della propria vita. Padroni di una velocità che ad Alain era riuscito solo di lambire. Ma non ancora pienamente di possedere.

Nel ’72 riesce a convincere un certo Gordon Murray a costruirgli una vettura per Le Mans coi soldi della Duckhams. Arriva dodicesimo assoluto. Meglio di quanto avesse fatto nell’edizione precedente con una Ferrari 512M, del team Ecurie Francorchamps guardando il mondo intorno a lui solo da un occhio, dopo un botto tremendo vissuto alla Targa Florio.

È solo l’inizio del resto di una storia piena d’amore per le corse.  Si acquista un telaio T380 Lola. Si dà il proprio nome alla vettura che ne deriva, fino ad arrivare terzi assoluti nel ’76 con l’amico di una vita anch’egli pilota, Chris Craft. Qualcosa in più di un semplice compagno di squadra. Come per un’altra avventura, nel correre la 24 Ore francese in compagnia di una donna: Desiré Wilson. Esperienza negata da un bruttissimo incidente in prova accaduto alla conducente sudafricana. In compagnia del solo Migault raggiunge un settimo posto assoluto ai limiti della mitologia umana, in un’edizione, quella del 1980, piena di pioggia e un atipico vincitore prossimo alla leggende che si narrano sulla Sarthe, come Jean Rondeau.

Poesia delle corse.

Infinita e unica.

Tra donne bellissime e auto da corsa, possibilmente da collezionare.Come De Cadenet farà fino alla fine dei suoi giorni.

Senza mai dimenticare quella ragazza che istillò in lui la voglia di essere pilota, lasciandolo solo.

Nei box di Brands Hatch.

 

logo sinfonia motore almanacco

logo sinfonia motore almanacco

RIPRODUZIONE VIETATA anche parziale senza il consenso scritto dell’autore
SinfoniaMotore – Tutti i diritti riservati. All rights reserved.

 

499P(condannata a vincere)

HEADER-TITOLO-BLOG-senza-foto

499P

( condannata

a

vincere)

 

 

(196 giorni a Le Mans)

Appena nata.

Eppure.

Eppure ecco.

Già le si chiede di compiere uno sforzo erculeo. Di essere emotivamente tutto ciò che 15 anni di mancato iride in Formula1 chiedano ad alta voce. A piè sospinto. Con irrefrenabile moto ondoso. Erosivo e continuo.

Puoi a una vettura, un pezzo di assemblato metallo e carbonio richiedere tutto questo? Farsi carico delle sorti del marchio di automobili più famoso al mondo? Non sarebbe giusto. Non sarebbe corretto.

Non.

Invece succede, succede proprio questo. Che la storia chieda a cose e persone di essere già protagonisti. Prima del loro tempo. Prima ancora di essere padroni della ribalta. Nonostante si avrebbe, si avrebbe ancora bisogno della tenebra discrezione dell’anonimato. Del lavoro silenzioso e proficuo, lontano dalle luci di un palco illuminato sotto i riflettori.

La 499P alle Finali Mondiali Ferrari di Imola

Invece, no.

Invece ti accorgi di come il destino richiami a sé investiture e resoconti. Sappia  essere arbitro giudicante sul recente passato. Anche  sotto a un mucchio di ceneri ancora ardenti. Vero è che la ricomparsa della Ferrari nel mondiale WEC sottintenda a questo punto della presente narrazione del Cavallino qualcosa in più di un semplice ritorno alle radici del mito della Rossa nel mondo corse.

Quindi succede.

Succede che le attuali (e inevitabili) macerie che verranno a crearsi con la dipartita di Binotto metteranno sul mondiale WEC di rito ferrarista (se mai ce ne fosse stato bisogno) nuove attese e aspettative, oltre la semplice partecipazione a Le Mans della 499P e dei suoi uomini. A questo punto simbolicamente, ( non so fino a che punto… quanto simbolicamente) in un’apparente ultima e alternativa spiaggia agonistica. Nel cercare di ritrovare un’identità vincente che non sia solo il frutto di diatribe interne, figlie di personalismi e umane correnti di appartenenza.

Non l’avrei mai detto.

Pare proprio che questa Ferrari Hypercar, sia “condannata” a vincere a Le Mans.

Dopo una monoposto di Formula 1 andata realmente in frantumi per umane volontà.

O giù di lì.

logo sinfonia motore almanacco

logo sinfonia motore almanacco

RIPRODUZIONE VIETATA anche parziale senza il consenso scritto dell’autore
SinfoniaMotore – Tutti i diritti riservati. All rights reserved.

 

Tom Kristensen: fuga per la vittoria

HEADER-TITOLO-BLOG-senza-foto

Tom Kristensen: fuga per la vittoria

 

 

(197 giorni a Le Mans)

 

Ancora una volta.

L’Audi R18 attraversa il ponte Dunlop, come fosse inseguita dall’elicottero dei cattivi di un film di James Bond…o magari lo sguardo distratto del commissario a bordo pista è quello di una spia tedesca al soldo del miglior offerente.

Informazioni a buon mercato.

Per vincere sulla Sarthe.

Cercando di battere colei che a Le Mans continua a vincere ininterrottamente dal 2000, edizione 2008 a parte.

Che  mi sia perso qualcosa nel frattempo?

No, non credo.

L’Audi corre veloce. Anche il cielo sembra inseguirla con le sue nuvole basse e nere.

L’Audri R18 di Kristensen in azione nella vittoriosa Le Mans 2013

Un elicottero altrettanto nero, il Ponte Dunlop e un commissario distratto. Un perfetto Degas del periodo Endurance.

Una fuga.

 

Una fuga per la vittoria, avvenuta nel 2013.

Quando Tom ancora non sa, di essere Mister Kristensen. All’ultima di nove sinfonie danesi, dopo il belga “Mounsieur Le Mans”. Fermo a sei trent’anni prima.

Agenti segreti.

Detective privati.

Ecco chi siano certi piloti, con le loro indagini. Le loro missioni e quelle loro vittorie.

Sul nero asfalto di Le Mans.

logo sinfonia motore almanacco

logo sinfonia motore almanacco

RIPRODUZIONE VIETATA anche parziale senza il consenso scritto dell’autore
SinfoniaMotore – Tutti i diritti riservati. All rights reserved.

 

L’ultima volta di Jimmy Bruni

HEADER-TITOLO-BLOG-senza-foto

L’ultima volta

di

Jimmy Bruni

 

(198 giorni a Le Mans)

Chi l’avrebbe mai detto.

Eppure è proprio così.

L’ultima volta.

The last time.

Dernière fois.

Quelle ultime volte, che come le prime sono parte di una storia. Spesso la stessa, pariteticamente a un sorriso o a una smorfia di dolore. Le umane cose finiscono come cominciano.

Di eterno esiste solo lo spirito. Qualsiasi ne sia la sua rappresentazione.

Una Ferrari 488  GTE dell’AF Corse sopra al cordolo. Dentro però c’è uno sguardo che rapisce per forza e intensità. Non so quanto sia una sensazione o la semplice constatazione di aver colto un frammento di realtà sull’onda del raptus del momento.

Bruni e la sua Ferrari 488 GTE. E’ il 2016

Momento esecutivo.

Rapidissimo e folgorante.

Per le mani mi ritrovo un pilota per bene e la sua storia particolarissima.

L’ultima Le Mans disputata da Gianmaria Bruni alla guida di una Ferrari 488 GT. Lui, che nella categoria Gran Turismo per il Cavallino sulla Sarthe ha già vinto tre volte.

Ma come dicevo, le cose umane finiscono. Come cominciano. Arriva l’inverno e Jimmy non è più pilota Ferrari.

Così quella Ferrari sul cordolo di Le Mans assomiglia a un rapimento. L’ultima istantanea che immortala un pilota alla guida di una vettura di cui non toccherà più il volante. Non sentirà più il rombo del motore alle sue spalle. Non  siederà più all’interno del suo abitacolo.

179 giri. È il 2016.

Prima che il motore abbandoni Jimmy, facendogli lasciare per sempre Maranello.

L’ultima volta di Bruni e il Cavallino a Le Mans.

Una storia bellissima.

Dentro un frammento. Pressoché perfetto.

logo sinfonia motore almanacco

logo sinfonia motore almanacco

RIPRODUZIONE VIETATA anche parziale senza il consenso scritto dell’autore
SinfoniaMotore – Tutti i diritti riservati. All rights reserved.