Niente di nuovo sul fronte occidentale

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Niente di nuovo sul fronte occidentale

 

Niente di nuovo sul fronte occidentale. Il Gp di ieri potrebbe tranquillamente prendere a prestito la frase di chiosa del romanzo di Erich Maria Remarque per narrare le sua storia. In realtà se si analizzano bene i dati si potrebbe dire : “quasi niente di nuovo sul fronte occidentale”.

E alla fine vi spiegherò perché.

Comunque, per restare nel solco tracciato dal titolo del pezzo il racconto di questo Gp in pratica è tutto quello che avrebbe potuto succedere e che poi realmente è avvenuto. Infatti è successo che, tolto di mezzo per questioni tecnico-regolamentari il reale dominatore delle pole di questa stagione (leggi Leclerc, per chi non sia assiduo frequentatore del mondo della F1) Verstappen non ha praticamente avuto avversari nella conquista del primo posto in griglia. Certo che, come per Hamilton negli anni scorsi, all’olandese non fa certamente difetto la fortuna. Tra tutte le possibili condizioni in cui avrebbe potuto trovarsi il tracciato, causa improvvisi temporali, nell’ora delle qualifiche si è creata la condizione preferita dal pilota numero 1. Ossia pista umida tendente all’asciutto, che, come abbiamo già avuto modo di vedere a Imola è quella che maggiormente la RB gradisca. Magari non quella di Perez che proprio in qualifica ha deciso di pomiciare con una barriera protettiva attraverso il musetto. E quindi in queste condizioni a emergere oltre a Max è stato anche Alonso, che all’ultimo tentativo ha strappato la prima fila a Sainz. Dietro di loro, Hamilton e le sorprendenti Haas con entrambi i piloti poi Ocon e Russel. La domenica però come previsto, il meteo si è presentato col vestito migliore che aveva nell’armadio e un cielo terso ha preso il posto di quello plumbeo dei 2 giorni precedenti. E visto che siamo in termini di previsioni rispettate, al via Verstappen saluta e se ne va. In realtà se ne va da Alonso perché appena i 2 spagnoli invertono le posizioni in gara in virtù dell’avvenuto sorpasso su Alonso ad opera di Sainz, quest’ultimo comincia a inanellare una serie di giri veloci che lo portano a vedere chiaramente davanti a se gli scarichi della RB numero 1. Anche in virtu’ di un set di gomme più fresco di quello dell’olandese che , approfittando di una Virtual causata dallo stop della PU del compagno di squadra,  aveva deciso di pittare per risparmiare tempo, mettendo in questo modo però più giri sui suoi pneumatici rispetto ai diretti inseguitori. Nel frattempo, dietro di loro tutto scorre abbastanza secondo pronostico compresa la rimonta dello scatenato Leclerc, il quale ultimamente oltre che con gli avversari deve combattere anche col suo team (sosta di oltre 5 secondi!) e la sua macchina. Al secondo pit la situazione non cambia di molto, con Sainz che in gara ha un passo migliore di Verstappen e che pian piano tenta di raggiungere l’olandese al comando. Dietro di loro le due Mercedes che sembrano aver recuperato sino a quel momento un’ insospettabile competitività. Poi magari spenderò 2 parole anche su questo. A circa 20 giri dal termine arriva la tanto agognata (dai box Ferrari) SC. A quel punto molti, me compreso, hanno pensato che fosse finalmente arrivato il giorno della prima vittoria di Sainz in F1. E non si può dire che lo spagnolo non ci abbia provato. Il problema è che delle due una: o il rettilineo era troppo corto o la Ferrari produceva troppo drag, fate voi. Sta di fatto che in 15 giri Sainz non riesce neppure ad approcciare un attacco che sia degno di quel nome. In pratica è la sagra del vorrei ma non posso che si scontra con quella del lo so che non puoi e quindi non mi metti pressione. Morale. Tutto finisce come era…ricominciato al cinquantesimo giro. Primo Verstappen, secondo Sainz davanti a un redivivo Hamilton, Russel e il rimontante Leclerc.

Come già detto tutto come previsto. Più o meno.

Riguardo a quelle due questioni, due domande lasciate in sospeso:

La prima. Il perché ho detto quasi nulla di nuovo sul fronte occidentale. Ho detto “quasi”, perché in realtà  c’è una cosa molto rilevante, per chi decide di analizzare a fondo i dati che un Gp fornisce  visti anche in questa gara. Dati che, come spesso accade,  raccontano a chi li sa leggere un Gp nel Gp. Succede infatti che analizzando la speed trap della gara canadese emerga un dato rivoluzionario, pensando alla fatica fatta da Sainz nel tentativo di sorpassare Max. Qualcosa che nessuno avrebbe mai sospettato. Infatti la speed trap ci dice che il più veloce in pista a DRS aperto è stato…udite udite Leclerc, con una velocità massima di 342 km/h!!!

Tanto per capirci il suo compagno di squadra è al quattordicesimo posto con una velocità massima di 331 km/h.  E questo con una RB davanti a dargli la scia e DRS aperto per oltre 15 giri. Questo dato ci dice che l’ala portata in pista da Leclerc ,e solo da lui, per aumentare l’efficienza della macchina a DRS aperto ha fatto ampiamente il proprio lavoro e che probabilmente se sabato la Ferrari avesse tentato il doppio “azzardo” di un’ala più scarica, forse adesso staremmo parlando di una corsa dall’esito finale tutt’altro che scontato. Ma con i se e con i ma non si vincono i Gp. L’altra questione è la ritrovata competitività della Mercedes. E qua mi spingo nell’azzardo di una personalissima previsione che sicuramente sarà disattesa ma che, la mia ferma convinzione mi impedisce di sottacere. Ritengo che questa improvvisa impennata di prestazioni in casa Mercedes sia esclusivamente legata al layout del Gp canadese. Ormai quest’anno  siamo abituati a questi alti e bassi della casa dalla stella a 3 punte. Prestazioni sempre legate alla tipologia del tracciato più che alle varie soluzioni aereodinamiche portate in pista dal team di Toto Wolff. Ecco perché passando da un circuito che non presenta neanche una curva veloce (il vero tallone d’Achille della casa di Stoccarda) a uno (Silverstone) che delle curve veloci fa l’emblema della sua storia, tutto ciò sarà per le Frecce d’Argento un triste ritorno al passato prossimo, ovvero a una situazione pre Canada.

Vedremo se le mie previsioni saranno confermate sul tracciato inglese. In Ferrari si augurano di si. In Mercedes ovviamente no. In Red Bull credo se ne freghino, visto che, (parole di Binotto), “in RB porteranno un nuovo importante pacchetto aereodinamico”. Pacchetto col quale contano di restare davanti a tutti. E magari anche di incrementare il proprio margine tecnico.

Vedremo appunto.

Speriamo tra 15 giorni di avere importanti novità sul fronte occidentale.

Al nastro grigio, l’ardua sentenza.

 

 

Sergio Mapelli

 

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Baku: il 10 e il 90

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Baku: il 10 e il 90

 

“La vita é per il 10% cosa ti accade e per il 90% come reagisci”

Credo che il racconto degli ultimi 4 GP della Ferrari sia riassunto in questa frase  del pastore texano Charles R. Swindoll.

Siamo dunque al punto in cui il riferimento dei tifosi ferraristi ha bruscamente virato dal quello tecnico a quello evangelico?

Spero di no. Credo di no. Quello che credo invece è che in queste gare stia emergendo la differenza tra 2 squadre, anzi allargherei l’analisi,  tra le 2 strutture sportive in toto, che negli ultimi anni hanno vissuto in contesti agonistici estremamente diversi. La RB arriva da stagioni in cui si è “allenata” a combattere contro un avversario probabilmente più forte di lei. E questo ha spinto il team di Milton Keynes ad alzare l’asticella delle sue prestazioni. In pista e fuori. La sua capacità (che storicamente è sempre stata eccelsa) di reagire alle situazioni sia in ambito di sviluppo della vettura che delle strategie in gara sono da tempo riconosciute. Come disse Einstein ,”quando la mente supera determinati livelli poi non retrocede più.” E a quanto si vede sembrano parole vere. La Ferrari invece arriva da alcune stagioni in cui ha potuto programmare senza patemi, (visti i risultati in pista…) la F1-75. Una condizione ottimale, ma che non ha per nulla allenato a reagire in tempi brevi e con decisioni tempestive. In pista e a Maranello. Un atteggiamento mentale che rischia di essere fatale per la vittoria finale. Ammesso che non lo sia già stato. Occorre però in momenti come questi non perdere la testa e mantenere dritta la barra della barca col Cavallino stampigliato sulla prua. Occorre più che mai mettere a frutto questa stagione sia per tornare a essere un team da mondiale sia in ambito prettamente tecnico che organizzativo. Più nello specifico è palese che esistono dei seri problemi di affidabilità che sono emersi a partire da Barcellona. Le PU che nei primi 3 GP sembrava essere il punto di forza della Ferrari e quello debole della RB improvvisamente hanno cambiato segno. Da più a meno e viceversa. Sta di fatto che Verstappen e il team di Horner hanno preso il largo forti della doppietta odierna che i motori Ferrari gli hanno offerto su in vassoio d’argento. Binotto parla di problemi “strutturali” il che non è mai bello in generale e lo è ancor meno quando tra meno di 7 giorni devi ridiscendere in pista  su un altro circuito che presenta un rettilineo molto lungo. Prepariamoci a una Ferrari sulla difensiva. Non possono permettersi un’altra Waterloo , e quindi in lotta per il terzo posto. Come già detto speriamo  che a Maranello siano rapidi a invertire la tendenza e che le eventuali modifiche al motore, (causa affidabilità), non incontrino  il diktat di qualche burocrate FIA, che sui progetti Ferrari ha sempre occhi aperti, a differenza del “talpismo” assoluto sulle ali che flettono della RB. Probabilmente quando si tratta di ali, Marko e soci godono di favoritismi “da statuto”.

Insomma vizi di forma e forme…

La cronaca del GP in pratica è celata nel racconto delle questioni tecniche ferririste, con la Rossa che al solito illude al sabato per poi deludere il giorno della gara. Dopo una partenza ancora non all’altezza ( ma la Ferrari non ha la miglior trazione del lotto?) e un inizio gara problematico in cui le RB avevano un miglior passo, arrivano anche inesorabili come tasse i due ritiri che aprono le porte della vittoria comoda ai rivali.  Passate 24 ore a vedere la mitica Le Mans, dopo 20 minuti di GP ero già “disoccupato”. Magie del motor sport. Quindi dicevo, primi 2 posti alla RB e dietro a loro le Mercedes, che balzellon balzelloni arrivano al traguardo in terza e quarta posizione.

Insomma, adesso abbiamo visto tutti quanto possa essere oltremisura pesante la tragica  maestosità sportiva  del 10% delle cose che capitano. Adesso aspettiamo tutti l’orgogliosa, stimolante risposta del 90% dedicato alla reazione.

Che dovrà essere lucida, tempestiva ed efficace.

Da Ferrari in lotta per il titolo.

Lo meritiamo. Lo vogliamo.

Sergio Mapelli

 

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Nemo propheta in patria

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Nemo propheta

in

patria

 

 

È sempre scomodo, irriverente, sacrilego scomodare le sacre scritture quando si cercano similitudini da applicare al mondo dello sport, ma mai come in questo caso l’associazione per metafora mi sembra calzante. E dopo tutto, per noi tifosi in Rosso la Ferrari è una fede. Certo Il Principato ha poco a che spartire con Nazareth e non credo che nessuno in Ferrari  sia uscito dai box con 30 denari in tasca, ma sempre di tradimento trattasi. E se a Barcellona il gallo ha cantato prima del tempo una volta, sulla riviera monegasca lo ha fatto pure in una seconda e terza circostanza. Ma abbandoniamo le similitudini bibliche per entrare nella cronaca. Il mero racconto del week end motoristico ci narra di una Ferrari sempre davanti in tutti i settori con tutti i compound e con tutti i quantitativi di benzina. Da venerdì alla domenica. Leclerc poi ha sempre dato la sensazione di avere tutto sotto controllo trovando tempi da pole position con estrema facilità. A volte anche con una mescola di svantaggio. Insomma una vittoria scontata, anzi quasi irrisoria dopo che il sabato pomeriggio nel post qualifica,  le vetture di Maranello occupavano la prima fila. Come dire: la Ferrari mormorò, non passa lo straniero. Ma come ricorda sempre il buon Igor potrebbe andare peggio. Potrebbe piovere. Detto fatto. Proprio qualche minuto prima dello spegnimento del semaforo il Dio della pioggia ( che comincio a sospettare, abbia origini olandesi) decide di dare un segno della sua potenza scaricando sul circuito una bella dose di acqua piovana. Risultato: partenza posticipata e rolling start dietro Safety Car. Perciò alla paura della pioggia traditrice faceva da contraltare la sicurezza di non avere i tipici problemi che si possono verificare in una partenza da fermo. Insomma quando la SC ha spento le luci intermittenti e si è fatta da parte per dare inizio alle “danze” era già passata un’ora. Leclerc inizia in modo molto prudente facendo i primi giri con la “P” stampata sull’ala posteriore, ma pur rimanendo oltremisura dentro i limiti di sicurezza riuscendo ad allungare sia su Sainz che sul resto del gruppo. Pochi decimi a giro ma costanti. Segno che anche sul bagnato la Ferrari ha mantenuto la sua supremazia a differenza di ciò che era successo a Imola. I problemi cominciano quando la pista viene ad asciugarsi e , prima Gasly e poi Vettel, già passati alle intermedie, fanno chiaramente capire che il momento del cross over è già stato ampiamente superato. La Red Bull, forte del fatto che a Montecarlo chi stia dietro se non spaia le carte in tavola ha già perso, chiama dentro Perez per giocarsi l’effetto “uao”(tanto caro a Gene…) col secondo pilota. Il problema nasce qua. La Ferrari a questo punto  vorrebbe andare in copertura col secondo pilota. Peccato che Sainz non si consideri tale, rifiuta l’ingresso ai box, e in un attimo compromette l’intera gara del team. Primo perché non rientrando si fa più di mezzo giro dietro un doppiato e poi perché costringe il team a far rientrare Leclerc. E qua il muretto va in tilt. Dal Gp di Montecarlo si passa  alla “Corrida dilettanti allo sbaraglio” con Leclerc che viene ulteriormente richiamato ai box dopo 3 giri per il passaggio alle slick salvo poi gridargli in radio “stay out  stay out”. Troppo tardi! Leclerc è già in pit e in 3 giri passa da primo, con vantaggio a quarto. Disastro nel disastro, la Ferrari passa da primo e secondo a secondo e quarto e per di più con Leclerc dietro Verstappen. Insomma una disfatta sportiva.  E vedere Leclerc trattenersi nelle interviste post gara fa ancora più rabbia. Quindi il Gp va a Perez davanti a Sainz e  Verstappen che partendo quarto non poteva sperare di meglio. Ci sarebbe da aggiungere che le 2 Red Bull hanno bellamente infranto il regolamento attraversando la linea gialla nell’uscita dai box, ma ormai abbiamo imparato l’anno scorso che la legge è uguale per tutti ma per qualcuno è…più uguale. Evidentemente il problema non era Masi ma un sistema di regole che tali non sono più, quando si introduce la variabile interpretativa. Ma onestamente da tifoso Ferrari dopo quello che ho visto in pista quasi non l’avrei voluta una vittoria postuma cosi. Piuttosto mi concentrerei ASSOLUTAMENTE sui dettagli, che spesso trasformano una domenica vincente in una perdente e viceversa. Li c’è molto da fare, e il primo da affrontare in modo inderogabile è la questione prima e seconda guida. Perché se la classifica non basta e le gare di inizio stagione non lo hanno fatto capire, beh allora serve che qualcuno dica a Sainz il suo vero ruolo. Prima che sia troppo tardi. Ammesso che non lo sia già.
Perez docet.

 

 

Sergio Mapelli

 

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La sfortuna non esiste

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La sfortuna non esiste

 

Enzo Ferrari soleva dire che fortuna e sfortuna non esistono e che ognuno è padrone del proprio destino e delle proprie venture o sventure.

Ma fare la pole, partire bene, andarsene con una serie di giri perfetti sino ad accumulare un vantaggio tale da poter girare senza spremere troppo la macchina ed essere comunque piantato in asso dal motore, beh se non è sfortuna è qualcosa dal sapore molto acre che tanto gli assomiglia.

Viceversa. Partire secondo, fare un grossolano errore tanto di finire nella sabbia, riuscire ad uscirne, correre senza il DRS e vincere il Gp ..beh questo invece ha il dolce sapore che tanto si avvicina alla fortuna.

Ma partiamo dall’inizio. Che per la Ferrari fosse un week end un po’ yin e un po’ yang lo si è capito sin dalle prove del venerdì e del sabato. Con una serie di prestazioni da montagne russe o forse sarebbe meglio dire… rosse. Un su e giù molto strano. All’inizio su nelle prestazioni tanto da segnare i miglior crono delle varie fp. Poi giù nel passo gara con distacchi troppo  elevati  per essere veri. E quindi di nuovo su il sabato con un passo gara finalmente degno di nota, frutto di un lavoro enorme svolto nella notte dai tecnici presenti in pista e la squadra stanziata in quel di Maranello. Poi su, quando Leclerc riesce a passare alla Q3 risparmiando un treno di gomme rosse per la pole. Ma poi ancora giù quando lo stesso treno viene sprecato durante il primo tentativo del Q3 con un testacoda. E poi di nuovo su con una pole stratosferica.

Insomma il bicchiere era una volta mezzo pieno e una mezzo vuoto.

Comunque con tutti questi su è giù il Gp della domenica parte con la rossa del monegasco in P1 e il campione del mondo al suo fianco.

Dietro Sainz , che meriterebbe poi un discorso a parte, e il sorprendente Russell che riporta la Mercedes nelle zone pregiate della griglia. Secondo me più per l’estrema conoscenza che i team hanno del circuito che per un reale recupero di competitività delle Frecce d’Argento. Ma questo avremo modo di verificarlo nei prossimi Gp. Seguono Perez, Bottas, Hamilton e il resto del gruppo.

Al via tutti bene tranne Sainz che anche stavolta fallisce la doppia missione di partire bene e di dare una mano a Leclerc, o almeno di darla a se stesso visto che a quanto pare è lui ad averne più bisogno. Il primo colpo di teatro come ultimamente succede ormai troppo spesso riguarda al solito lo spagnolo che come il più abitudinario degli italiani appena esce il sole alla domenica deve andare sulla sabbia. Detto, fatto. Testacoda e sabbia appunto. Per fortuna stavolta riesce a rientrare in pista e a terminare quarto. Dietro Hamilton tocca Magnussen o viceversa. Sta di fatto che l’inglese fora e il danese termina il suo Gp. Hamilton, che ad un certo punto vorrebbe persino ritirarsi riesce poi a terminare addirittura quinto. Dicevamo di Leclerc che parte bene e che dopo il fuori pista di Max si trova ad avere un compagno di squadra inaspettato, stante l’assenza di quello ufficiale. Russell, complice anche il DRS bizzoso (problema che RB aveva anche l’anno scorso) di Vertsppen riesce a tenere dietro le due RB  permettendo al pilota Ferrari di Leclerc di prendere il largo senza problemi.  Ma proprio quando neanche la regia si occupa più di lui, tanto fosse sotto controllo la sua gara, il monegasco viene appiedato dal primo reale problema di affidabilità che la Ferrari mostra quest’anno. Turbo sembrerebbe dal rumore. Un vero peccato. Già, è un peccato essere appiedati in generale , ma esserlo mentre si è solidamente al comando di un Gp senza neanche dover spremere oltremisura il proprio mezzo è proprio una disdetta. A questo punto Verstappen forte del fatto che Perez lo farà passare ( anche se il messicano questa volta fa sapere a tutti via radio che lui non è proprio così  d’accordo) , e che la Mercedes comunque non ha il passo RB va a vincere un GP che solo 35 giri prima avrebbe potuto finire nella polvere della sabbia.

Sono le corse si dice.

Alla fine i bibitari sorpassano la Ferrari in entrambi le classifiche e passano da cacciatore a lepri. Per la Ferrari la conclusione è molto simile all’inizio. Un po’ su e un po’ giù.

Giù perché comunque si esce con pochi punti da un Gp in cui invece se ne stavano portando a casa molti. E poi perché al di là di tutto la Rossa ha mostrato di aver ampiamente recuperato il gap che era emerso negli ultimi 2 Gp, grazie anche al  nuovo pacchetto aerodinamico, con cui forse ha riscavalcato  il team campione del mondo in termini di prestazioni.

Adesso si va a Montecarlo, che sulla carta dovrebbe essere terra di conquista di Leclerc.

Tutto questo, a patto di finire la gara…

Sergio Mapelli

 

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La sfortuna non esiste

 

Enzo Ferrari soleva dire che fortuna e sfortuna non esistono e che ognuno è padrone del proprio destino e delle proprie venture o sventure.

Ma fare la pole, partire bene, andarsene con una serie di giri perfetti sino ad accumulare un vantaggio tale da poter girare senza spremere troppo la macchina ed essere comunque piantato in asso dal motore, beh se non è sfortuna è qualcosa dal sapore molto acre che tanto gli assomiglia.

Viceversa. Partire secondo, fare un grossolano errore tanto di finire nella sabbia, riuscire ad uscirne, correre senza il DRS e vincere il Gp ..beh questo invece ha il dolce sapore che tanto si avvicina alla fortuna.

Ma partiamo dall’inizio. Che per la Ferrari fosse un week end un po’ yin e un po’ yang lo si è capito sin dalle prove del venerdì e del sabato. Con una serie di prestazioni da montagne russe o forse sarebbe meglio dire… rosse. Un su e giù molto strano. All’inizio su nelle prestazioni tanto da segnare i miglior crono delle varie fp. Poi giù nel passo gara con distacchi troppo  elevati  per essere veri. E quindi di nuovo su il sabato con un passo gara finalmente degno di nota, frutto di un lavoro enorme svolto nella notte dai tecnici presenti in pista e la squadra stanziata in quel di Maranello. Poi su, quando Leclerc riesce a passare alla Q3 risparmiando un treno di gomme rosse per la pole. Ma poi ancora giù quando lo stesso treno viene sprecato durante il primo tentativo del Q3 con un testacoda. E poi di nuovo su con una pole stratosferica.

Insomma il bicchiere era una volta mezzo pieno e una mezzo vuoto.

Comunque con tutti questi su è giù il Gp della domenica parte con la rossa del monegasco in P1 e il campione del mondo al suo fianco.

Dietro Sainz , che meriterebbe poi un discorso a parte, e il sorprendente Russell che riporta la Mercedes nelle zone pregiate della griglia. Secondo me più per l’estrema conoscenza che i team hanno del circuito che per un reale recupero di competitività delle Frecce d’Argento. Ma questo avremo modo di verificarlo nei prossimi Gp. Seguono Perez, Bottas, Hamilton e il resto del gruppo.

Al via tutti bene tranne Sainz che anche stavolta fallisce la doppia missione di partire bene e di dare una mano a Leclerc, o almeno di darla a se stesso visto che a quanto pare è lui ad averne più bisogno. Il primo colpo di teatro come ultimamente succede ormai troppo spesso riguarda al solito lo spagnolo che come il più abitudinario degli italiani appena esce il sole alla domenica deve andare sulla sabbia. Detto, fatto. Testacoda e sabbia appunto. Per fortuna stavolta riesce a rientrare in pista e a terminare quarto. Dietro Hamilton tocca Magnussen o viceversa. Sta di fatto che l’inglese fora e il danese termina il suo Gp. Hamilton, che ad un certo punto vorrebbe persino ritirarsi riesce poi a terminare addirittura quinto. Dicevamo di Leclerc che parte bene e che dopo il fuori pista di Max si trova ad avere un compagno di squadra inaspettato, stante l’assenza di quello ufficiale. Russell, complice anche il DRS bizzoso (problema che RB aveva anche l’anno scorso) di Vertsppen riesce a tenere dietro le due RB  permettendo al pilota Ferrari di Leclerc di prendere il largo senza problemi.  Ma proprio quando neanche la regia si occupa più di lui, tanto fosse sotto controllo la sua gara, il monegasco viene appiedato dal primo reale problema di affidabilità che la Ferrari mostra quest’anno. Turbo sembrerebbe dal rumore. Un vero peccato. Già, è un peccato essere appiedati in generale , ma esserlo mentre si è solidamente al comando di un Gp senza neanche dover spremere oltremisura il proprio mezzo è proprio una disdetta. A questo punto Verstappen forte del fatto che Perez lo farà passare ( anche se il messicano questa volta fa sapere a tutti via radio che lui non è proprio così  d’accordo) , e che la Mercedes comunque non ha il passo RB va a vincere un GP che solo 35 giri prima avrebbe potuto finire nella polvere della sabbia.

Sono le corse si dice.

Alla fine i bibitari sorpassano la Ferrari in entrambi le classifiche e passano da cacciatore a lepri. Per la Ferrari la conclusione è molto simile all’inizio. Un po’ su e un po’ giù.

Giù perché comunque si esce con pochi punti da un Gp in cui invece se ne stavano portando a casa molti. E poi perché al di là di tutto la Rossa ha mostrato di aver ampiamente recuperato il gap che era emerso negli ultimi 2 Gp, grazie anche al  nuovo pacchetto aerodinamico, con cui forse ha riscavalcato  il team campione del mondo in termini di prestazioni.

Adesso si va a Montecarlo, che sulla carta dovrebbe essere terra di conquista di Leclerc.

Tutto questo, a patto di finire la gara…

Sergio Mapelli

 

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La sfortuna non esiste

 

Enzo Ferrari soleva dire che fortuna e sfortuna non esistono e che ognuno è padrone del proprio destino e delle proprie venture o sventure.

Ma fare la pole, partire bene, andarsene con una serie di giri perfetti sino ad accumulare un vantaggio tale da poter girare senza spremere troppo la macchina ed essere comunque piantato in asso dal motore, beh se non è sfortuna è qualcosa dal sapore molto acre che tanto gli assomiglia.

Viceversa. Partire secondo, fare un grossolano errore tanto di finire nella sabbia, riuscire ad uscirne, correre senza il DRS e vincere il Gp ..beh questo invece ha il dolce sapore che tanto si avvicina alla fortuna.

Ma partiamo dall’inizio. Che per la Ferrari fosse un week end un po’ yin e un po’ yang lo si è capito sin dalle prove del venerdì e del sabato. Con una serie di prestazioni da montagne russe o forse sarebbe meglio dire… rosse. Un su e giù molto strano. All’inizio su nelle prestazioni tanto da segnare i miglior crono delle varie fp. Poi giù nel passo gara con distacchi troppo  elevati  per essere veri. E quindi di nuovo su il sabato con un passo gara finalmente degno di nota, frutto di un lavoro enorme svolto nella notte dai tecnici presenti in pista e la squadra stanziata in quel di Maranello. Poi su, quando Leclerc riesce a passare alla Q3 risparmiando un treno di gomme rosse per la pole. Ma poi ancora giù quando lo stesso treno viene sprecato durante il primo tentativo del Q3 con un testacoda. E poi di nuovo su con una pole stratosferica.

Insomma il bicchiere era una volta mezzo pieno e una mezzo vuoto.

Comunque con tutti questi su è giù il Gp della domenica parte con la rossa del monegasco in P1 e il campione del mondo al suo fianco.

Dietro Sainz , che meriterebbe poi un discorso a parte, e il sorprendente Russell che riporta la Mercedes nelle zone pregiate della griglia. Secondo me più per l’estrema conoscenza che i team hanno del circuito che per un reale recupero di competitività delle Frecce d’Argento. Ma questo avremo modo di verificarlo nei prossimi Gp. Seguono Perez, Bottas, Hamilton e il resto del gruppo.

Al via tutti bene tranne Sainz che anche stavolta fallisce la doppia missione di partire bene e di dare una mano a Leclerc, o almeno di darla a se stesso visto che a quanto pare è lui ad averne più bisogno. Il primo colpo di teatro come ultimamente succede ormai troppo spesso riguarda al solito lo spagnolo che come il più abitudinario degli italiani appena esce il sole alla domenica deve andare sulla sabbia. Detto, fatto. Testacoda e sabbia appunto. Per fortuna stavolta riesce a rientrare in pista e a terminare quarto. Dietro Hamilton tocca Magnussen o viceversa. Sta di fatto che l’inglese fora e il danese termina il suo Gp. Hamilton, che ad un certo punto vorrebbe persino ritirarsi riesce poi a terminare addirittura quinto. Dicevamo di Leclerc che parte bene e che dopo il fuori pista di Max si trova ad avere un compagno di squadra inaspettato, stante l’assenza di quello ufficiale. Russell, complice anche il DRS bizzoso (problema che RB aveva anche l’anno scorso) di Vertsppen riesce a tenere dietro le due RB  permettendo al pilota Ferrari di Leclerc di prendere il largo senza problemi.  Ma proprio quando neanche la regia si occupa più di lui, tanto fosse sotto controllo la sua gara, il monegasco viene appiedato dal primo reale problema di affidabilità che la Ferrari mostra quest’anno. Turbo sembrerebbe dal rumore. Un vero peccato. Già, è un peccato essere appiedati in generale , ma esserlo mentre si è solidamente al comando di un Gp senza neanche dover spremere oltremisura il proprio mezzo è proprio una disdetta. A questo punto Verstappen forte del fatto che Perez lo farà passare ( anche se il messicano questa volta fa sapere a tutti via radio che lui non è proprio così  d’accordo) , e che la Mercedes comunque non ha il passo RB va a vincere un GP che solo 35 giri prima avrebbe potuto finire nella polvere della sabbia.

Sono le corse si dice.

Alla fine i bibitari sorpassano la Ferrari in entrambi le classifiche e passano da cacciatore a lepri. Per la Ferrari la conclusione è molto simile all’inizio. Un po’ su e un po’ giù.

Giù perché comunque si esce con pochi punti da un Gp in cui invece se ne stavano portando a casa molti. E poi perché al di là di tutto la Rossa ha mostrato di aver ampiamente recuperato il gap che era emerso negli ultimi 2 Gp, grazie anche al  nuovo pacchetto aerodinamico, con cui forse ha riscavalcato  il team campione del mondo in termini di prestazioni.

Adesso si va a Montecarlo, che sulla carta dovrebbe essere terra di conquista di Leclerc.

Tutto questo, a patto di finire la gara…

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Doccia Imolese

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Doccia Imolese

 

Piove a Imola e a molti sono tornati in mente gli esperimenti dello scienziato Ighina che con le sue macchine del tempo (nel senso meteorologico) avrebbero fatto tanto comodo.

Su queste premesse parte il week end del Made In Italy. L’onda Rossa invade le colline dell’autodromo Imolese come neanche le acque trasformate in sangue del Nilo di moseiana memoria. Un cuore rosso che è tornato a battere come non succedeva da anni. Alimentato dall’adrenalina dei primi 3 Gp della stagione e dalla configurazione del circuito, il popolo ferrarista ha risposto presente. E da quello che si è visto il venerdì tutto sembrava confermare le attese con i bolidi di Maranello a dettare legge anche sulle acque del… Mar Rosso imolese, tanto per restare in tema biblico. Una cosa però emerge durante il week end. La Ferrari va forte agli “estremi” delle condizioni metereologiche. Ovvero : con l’asciutto e con il bagnato estremo. Tutte quelle altre situazioni intermedie che spesso si vengono a delineare sulle piste che partono bagnate e man mano si asciugano , vedevano la Red Bull avere più prestazione e più passo.  E lo si è visto già dalla sprint race del sabato quando complice una SC, Max Verstappen è riuscito a recuperare la sua prima posizione persa in partenza andando a vincere la mini gara, anche grazie alla solita velocità sul dritto delle Red Bull. Ma la mini race vista al sabato faceva ben sperare i tifosi del Cavallino perché si era visto che Max era attaccabile al via e che , vista la rimonta fatta da Sainz risalito dalla decima posizione fino alla quarta in soli 21 giri, si era capito che quest’anno a meno di stravolgimenti tecnici il mondiale  sarà una questione ristretta tra Ferrari e Red Bull. Quindi, si arriva alla partenza della domenica con le prime 2 file marchiate Red Bull-Ferrari e la pista bagnata. Purtroppo però non bagnata abbastanza per la Rossa. Insomma, qualche presagio nell’aria aleggiava. E infatti, al via succede quello che nessun Ferrarista avrebbe voluto vedere. Leclerc invece di ripetere la partenza del sabato fa pattinare le gomme non riuscendo pertanto ad attaccare Verstappen . Non solo, perde ben 2 posizioni a favore di Perez e Norris. Fine ? No. Come diceva il buon Aigor potrebbe andare peggio…potrebbe piovere. E infatti 300 metri dopo il via Ricciardo pensa bene di speronare Sainz che cosi finisce per la seconda volta consecutiva il suo Gp senza neanche vedere il traguardo al primo giro. Almeno sta risparmiando km al motore… Il circuito di Imola si sa, non è il massimo per i sorpassi soprattutto con queste macchine progettate per  trarre vantaggio dal DRS. Ma se il DRS non è utilizzabile la cosa si fa ancora più dura. Leclerc riesce comunque a superare Norris che entra presto in crisi di gomme ma quando si tratta di attaccare le Red Bull si capisce subito che il passo delle 2 vetture non lo consentirà . E qua a parer mio entra in gioco il cuore dei piloti che, per quanto professionisti super programmatori, sempre umani sono. Probabilmente fossimo stati su un’altra pista la gara sarebbe finita cosi. Con Leclerc sul terzo gradino del podio consapevole che per questo “giro” le RB ne avevano di più consapevole che portare a casa punti in queste condizioni sia fondamentale nel lotta per il titolo.  Ma siamo a Imola, purtroppo verrebbe da dire. Il monegasco non ci sta proprio ad accontentarsi cosi passivamente davanti al suo “popolo”. Lui che oltre al viso pulito condivide anche l’accento francese con Gilles fa una cosa …alla Gilles. Prova due giri oltre i limiti della macchina nel tentativo di avvicinarsi a Perez e poter “sparare” almeno un colpo visto che nel frattempo la direzione gara ha dato l’ok all’uso del DRS. Insomma buttare il cuore oltre l’ostacolo. Alla Villeneuve appunto. E proprio come spesso succedeva a Gil, oltre l’ostacolo non ci è andato solo il cuore ma anche la macchina. Variante Alta, entrata troppo irruenta, la macchina finisce sul cordolo , sbanda e va fuori strada. Leclerc per fortuna riparte e dopo un cambio gomme e una rimonta sfrenata torna in sesta posizione. Insomma primo errore del pilota Ferrari della stagione. Punti persi, sette. O , per come la vedo io guadagnati, visto che avrebbe potuto parcheggiare la sua Ferrari a bordo pista mettendo le basi per una débâcle completa. Invece è riuscito a ripartite e a portarsi casa punti preziosi ( ahh come sarebbe bello che fossero decisivi per il mondiale a fine stagione).

Alla fine doccia fredda per i ferraristi e week end perfetto per la Red Bull. Per i tifosi del Cavallino occhi al cielo e un ritornello che scorre nella mente… “La pioggia cade su di noi, la gente non sorride più, …ma che colpa abbiano noi.

Personalmente per il risultato non ne farei un dramma. Può succedere e Sainz prima o poi un Gp lo finirà . La cosa che mi ha preoccupato non sono le posizioni finali, ma le prestazioni. Il passo RedBull cosi superiore su una pista “Ferrari” non è un buon segno.

Speriamo che, come detto in precedenza, sia più una situazione legata alle temperature e all’umidità dell’asfalto che alla prestazione pura delle vetture in sè. Sta di fatto che la sensazione che RB abbia fatto un passo avanti me la porto dentro, così come mi porto dentro la speranza che la Ferrari sappia rispondere all’accaduto fin da subito in questa sorta di gara all’aggiornamento più efficace. Determinante per il titolo finale.

A Miani avremo già le prime risposte dove aspettiamo invece una doccia…. di sole.

ROSSO.

 

Sergio Mapelli

 

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